La sconfitta casalinga per 0-2 contro il Como ha certificato una crisi profonda per la Juventus di Luciano Spalletti. Dopo 26 turni di Serie A, i bianconeri hanno raccolto appena 46 punti, il peggior bottino in questo punto del campionato negli ultimi quindici anni. Per trovare un dato peggiore bisogna tornare alla stagione 2010/11 sotto Luigi Delneri (41 punti alla 26ª), quando la Juventus era reduce dal post-Calciopoli e lontana dai fasti moderni
La crisi non è solo tattica o fisica: il gruppo appare svuotato mentalmente, con una difesa diventata “la banda del buco” (come titolano alcuni media) e un attacco anemico nonostante i cambi (Openda falso nove ieri ha prodotto poco). Spalletti ha escluso dimissioni o rivoluzioni drastiche: “Dobbiamo uscirne da soli, non possiamo aspettare aiuti esterni. Serve fame e sostanza”. La dirigenza (Comolli e Ottolini) è sotto osservazione per un mercato estivo che ha portato innesti non sempre funzionali al sistema del tecnico, con spese elevate ma risultati altalenanti.
Ora la testa va al ritorno europeo mercoledì 25 contro il Galatasaray (da ribaltare il 5-2, impresa quasi impossibile ma matematicamente viva) e alla rincorsa Champions (oltre 75 milioni in palio tra gironi e premi). Senza una reazione immediata, il rischio è un crollo definitivo: il rinnovo di Spalletti (pronto a firmare se la Juve lo vorrà) resta in bilico, ma il club punta a sostenerlo per costruire un progetto allineato alle sue idee. I tifosi, dopo i fischi allo Stadium, esigono risposte concrete. La Juventus è con le spalle al muro: il tempo stringe, e i numeri non mentono.



