Il fallimento del progetto bianconero pone di fronte a delle riflessioni. La domanda per la Juventus è una sola: vendere o rilanciare?
Juventus senza Champions, Elkann al bivio: vendere i big o rilanciare davvero?
Il pareggio nel derby contro il Torino ha certificato il verdetto più amaro per la Juventus, rimasta ufficialmente fuori dalle prime quattro posizioni in classifica. Finire la stagione al sesto posto non può essere considerato un normale anno di transizione per un club con questa storia e con questi costi strutturali. La mancata qualificazione alla prossima Champions League rappresenta un durissimo colpo non solo per il prestigio internazionale del club, ma soprattutto per le casse societarie, con un danno economico diretto stimabile tra i 55 e gli 80 milioni di euro. Ora la proprietà, guidata da John Elkann, si trova davanti a un bivio strategico decisivo: scegliere la via dei tagli lineari lasciando che sia il mercato in uscita a finanziare la ricostruzione, oppure lanciare un segnale forte alla piazza sostenendo il progetto sportivo con risorse fresche.
Senza i ricavi europei, la gestione del prossimo calciomercato Juventus si preannuncia molto simile a una complessa operazione chirurgica, in cui ogni singolo innesto dipenderà necessariamente dalle cessioni. La rigida regola UEFA sul costo squadra impone infatti che stipendi, ammortamenti e commissioni rimangano entro il 70% dei ricavi complessivi, un parametro che si stringe pericolosamente a fronte del calo dei profitti. Per far quadrare i conti, la dirigenza dovrà evitare di svendere i propri pezzi pregiati, cercando invece di “vendere bene” per realizzare plusvalenze sostenibili. Tra i dossier più spinosi sul tavolo dei dirigenti c’è sicuramente quello relativo a Dusan Vlahović: l’attaccante serbo ha un ingaggio lordo che supera i 20 milioni di euro annui e un contratto vicino alla scadenza, una combinazione che costringe la società a scegliere rapidamente tra un rinnovo al ribasso o un addio immediato per non rischiare di perderlo a parametro zero.
La necessità delle cessioni
Oltre alla situazione del centravanti, la necessità di fare cassa potrebbe spingere la società a valutare sacrifici dolorosi ma contabili eccezionali. Il nome più altisonante è quello di Kenan Yildiz, gioiello valutato circa 75 milioni di euro la cui cessione sarebbe finanziariamente potente ma politicamente devastante per il legame con la tifoseria. Appaiono decisamente più realistici i sacrifici di Andrea Cambiaso, che ha molto mercato all’estero e garantisce una valutazione sui 30 milioni, o dello stesso Bremer in caso di un’offerta irrinunciabile da parte di qualche top club europeo. Resta da capire anche il destino di Douglas Luiz, di rientro dal prestito all’Aston Villa. Se l’estate del 2026 verrà gestita con soli tagli, il rischio reale è che a risentirne non sia solo il bilancio, ma l’identità stessa della squadra che il tecnico Spalletti sarà chiamato a guidare sul campo.



