Georgiy Sudakov è inseguito dalla Juventus, come dicevamo stamattina. A quanto pare inseguito letteralmente “ad ogni costo”, vista la richiesta altissima dello Shaktar Donetsk: 30 milioni di euro. Per un calciatore giovanissimo che nel prestigiosissimo campionato ucraino arriva – guarda un po’ – ogni anno in Champions League e di conseguenza gioca – riguarda un po’ – da anni a livello internazionale.
La premessa è fortissima: il signor Sudakov può essere anche Pelé, non è quello il punto. Che va in un’altra, noiosa e fastidiosissima direzione. Quest’estate l’opinione pubblica del tifo mainstream ci ha fatto letteramente “due attributi grossi così” con le ironie su “Diego Armando Frattesi”, sul costo del cartellino eccessivo, “ma non è un fenomeno”, questo e quell’altro motivo. Il costo? Ben 35 milioni di euro. Per un calciatore che da due anni in Serie A aveva dimostrato un rendimento nettamente sopra alla media. “Sì, al Sassuolo”, replica il tifosato medio, che io affettuosamente chiamo “azzurro di sci”, quello che ne sa tutto, che “ha giocato al calcio”, quello che quasi sempre odia – senza dirlo anzitutto a sé stesso – i calciatori italiani. “Non ha esperienza”, dicevano, ignorando che pur senza esperienza nei primi esordi in nazionale avesse subito mostrato grandi qualità. E a cui rispondo: “Ma è colpa di Frattesi se le due stagioni super le ha fatte al Sassuolo?”. E la risposta è scontata: “no”.
“Gli italiani costano troppo” è l’altro mantra che non si discute (oltre al fatto che siano scarsi). Mi domando come mai una questione del genere non sia tirata in ballo mai per lo straniero di turno, spesso giocatore normalissimo, a prescindere dall’esperienza e dal rendimento, perché nessuno di noi – o quasi – sa davvero come sia codeto Sudakov. Nessuno, a parte qualche caso raro o chi vuole fare il sapientone senza averne il benché minimo strumento. Il punto non è su quanto sia forte o meno, ma su quanto siamo disposti – perfino in casa bianconera, uno dei club meno esterofili della Serie A – a cercare e a fare sacrifici anche economici per giocatori esteri quanto mai (o con molta difficoltà) per gli italiani. Evidentemente spesso meno degni di essere attenzionati rispetto alla invincibile e chiaramente superiore scuola calcio ucraina. Bisogna reagire. Specialmente la Juventus deve farlo di più e meglio di come non abbia fatto, come d’altronde ha sottolineato proprio ieri Massimo Bonini. La sua tradizione di storica ossatura della nazionale italiana non è un aspetto secondario. Detto ciò, se proprio dobbiamo prenderlo, auguriamoci almeno che Sudakov sia il nuovo Zidane dell’Est.



