Il “caso” Openda e la dura analisi di Comolli
Tra le pieghe di una stagione complessa, il riscatto obbligatorio di Loïs Openda rappresenta uno dei nodi più discussi in casa Juventus. Arrivato la scorsa estate con ben altre aspettative, l’attaccante belga non è riuscito a imporsi, faticando a trovare la sua dimensione nel mondo bianconero. Nell’ultimo incontro con i media, l’amministratore Damien Comolli ha affrontato la questione a viso aperto, senza nascondersi dietro giri di parole e individuando nel match di fine gennaio il punto di rottura del rendimento del giocatore: “Il discorso su Openda è diverso. Dopo la partita contro il Monaco, intorno al 28 gennaio, in cui aveva iniziato dall’inizio, non ha mostrato molto. Qui torniamo al tema della personalità e della capacità di adattarsi”.
Nonostante il blocco psicologico e tattico, il dirigente ha comunque voluto ricordare il valore internazionale della punta: “La lista dei club che volevano Openda la scorsa stagione, anche in Champions League, era molto lunga. So che è un giocatore che ha mercato. Abbiamo analizzato molto e abbiamo parlato con lui per capire che cosa non abbia funzionato”.
L’onestà del club: l’ammissione dell’errore di valutazione
Ciò che spicca maggiormente nelle dichiarazioni del manager francese è la totale e trasparente assunzione di responsabilità da parte della società per un investimento che, finora, non ha pagato. Comolli ha evitato di scaricare le colpe sul calciatore, parlando apertamente di uno sbaglio a monte nella scelta del profilo: “L’errore è nostro, perché probabilmente abbiamo portato un giocatore con caratteristiche che non erano del tutto adatte alla Juventus, oppure un giocatore che non era ancora pronto per giocare nella Juventus”.
Un’onestà intellettuale rara nel calcio moderno, che mette sotto accusa l’operato dell’area scouting e dirigenziale piuttosto che il rendimento sul campo del ragazzo: “Quando le cose non funzionano, bisogna essere onesti. Io voglio avere una relazione aperta con tutti voi. Non sto criticando l’allenatore e non sto criticando i giocatori: sto criticando noi stessi. Se qualcosa non ha funzionato, la responsabilità è probabilmente di tutti”.
L’effetto del cambio in panchina e il “post mortem” finale
A parziale scusante di un inserimento mai decollato, Comolli ha evidenziato un fattore cruciale che ha inevitabilmente pesato sulla stagione del belga: il ribaltone della guida tecnica avvenuto a stagione in corso. “Non sto cercando scuse,” ha precisato il dirigente, “ma va ricordato anche che abbiamo fatto una scelta per un certo tipo di giocatore e per un certo tipo di allenatore, e poi abbiamo cambiato allenatore. Quando cambia l’allenatore, spesso alcuni giocatori si perdono o fanno più fatica”.
Questa discrepanza tattica ha finito per deprezzare l’investimento fatto su Openda, aprendo la strada a una profonda riflessione interna in vista del mercato estivo: “Alla fine della stagione stiamo facendo una sorta di post mortem: guardiamo tutto, ciò che ha funzionato e ciò che non ha funzionato. Un giocatore probabilmente avrebbe potuto fare meglio, ma probabilmente anche noi abbiamo fatto qualcosa che non era giusto”. Per la Juventus e per Openda, il futuro è ora tutto da decifrare.



