La situazione di Spalletti
Corriere dello Sera ha pubblicato un ampio approfondimento sulla rivoluzione di Spalletti e la necessità del tecnico toscano di riportare a Torino la cultura del lavoro. Spalletti, dovrà mettere mano a uno spogliatoio che fin qui ha bruciato allenatori a ripetizione, come confermato dallo stesso Vlahovic post Udinese. Spalletti è un sergente di ferro. Come ha scritto il Corriere della Sera. “È (anche) un problema di capitale umano, mica solo di valore tecnico, questa Juve: di cultura del lavoro e di rispetto, ed è pure con questo che Luciano Spalletti dovrà confrontarsi”.
La carica di Luciano
Spalletti è stato chiarissimo in conferenza stampa di presentazione “Se non credessi che questa squadra abbia delle potenzialità, pur sapendo dei momenti difficili, perché avrei dovuto accettare un contratto di otto mesi? Credo di poter fare un bel lavoro e credo che con l’autodisciplina si passano fare dei risultati importanti. Vedo delle possibilità di mettere a posto delle cose, per un club come la Juve, che deve tentare di entrare in Champions». ”
La cultura del lavoro e il DNA Juve
“S’annuncia un po’ di serietà: meno telefonini, a tavola e nelle riunioni; tolleranza zero per i ritardi agli allenamenti; basta cuffioni da alienati e playstation con moderazione.” scrive il Corriere della Sera.
“A casa Juve è ormai un via vai di tecnici, da far sembrare Zamparini un tipo paziente: via Allegri, Motta, Tudor, per l’unica panca (vincente) di Massimo Brambilla, un traghettatore al posto di un altro traghettatore, il croato, confermato per mancanza di tempo, tra il Mondiale presente e la preparazione incombente. Per non parlare dei nomi girati: da Conte a Gasperini, il colloquio di lavoro più veloce della storia. L’idea meravigliosa, per dirla con Cesare Ragazzi, sarebbe mettere una buona volta il punto a ricostruzioni e anni zero: del resto, Spalletti non ha la storia (32 anni di panchine) e il curriculum (9 trofei, tra Italia e Russia) del traghettatore. Di più, ha l’imprimatur della proprietà, se John Elkann è stato il maggiore azionista: per decisionismo (nella scelta) e non solo per titolo (di Borsa).”



