Del Piero sulla crisi azzurra: Una disfatta imbarazzante che richiede umiltà
In occasione di un intervento come ospite a Sky Calcio Unplugged, Alessandro Del Piero ha analizzato con estrema lucidità il momento drammatico del calcio italiano. L’ex numero dieci della Juventus e campione del mondo nel 2006 non ha usato mezzi termini per descrivere lo stato d’animo che circonda la Nazionale dopo l’ennesima esclusione dai mondiali.
Un declino difficile da accettare per Del Piero
Secondo Del Piero, il fallimento del 2026 rappresenta il punto più basso di una parabola discendente che dura ormai da oltre un decennio. Le sue parole descrivono una ferita profonda per tutto il movimento sportivo nazionale: “Ci sono molte sensazioni negative: tristezza, arrabbiatura, delusione e incredulità. La prima volta era stato uno choc, la seconda un sogno e la terza imbarazzante da giustificare”.
Il divario con le potenze europee
L’analisi si è poi spostata sul confronto con le altre grandi nazioni del calcio continentale, sottolineando come l’Italia sia rimasta ferma mentre altri hanno avuto il coraggio di cambiare. “Siamo indietro di tanto, non solo rispetto ai nostri standard ma anche a chi ha studiato ed è ripartito da capo, come Francia e Germania che con coraggio hanno intrapreso certi percorsi”, ha spiegato Del Piero, aggiungendo che “indipendentemente da di chi sia la colpa tra Gattuso, Buffon e Gravina, le soluzioni sembrano molto lontane”.
L’ipotesi di una candidatura in Federazione
Riguardo alle voci che lo vorrebbero come possibile figura di riferimento per la presidenza della Figc, l’ex capitano bianconero ha mantenuto una linea di prudenza ma non di chiusura totale, ribadendo quanto già accennato in passato: “Non dico no, ma nessuno mi ha candidato”. Del Piero ha però specificato che la soluzione non può essere legata a un singolo nome, poiché “non ci deve essere un capro espiatorio né una persona chiamata a risolvere tutto”.
La ricetta per la rinascita di Del Piero
Per l’ex fuoriclasse, il calcio italiano deve ritrovare la propria identità e, soprattutto, una dose massiccia di realismo. “Dobbiamo fare un passo indietro e dire che non siamo più i migliori, neanche i secondi e i terzi. L’orgoglio va messo da parte, serve umiltà”, è stato il suo monito. La critica si è estesa anche alla gestione del talento e delle strutture: “I problemi sono nei settori giovanili, ma anche in stadi e investimenti. Va analizzato cosa non funziona nel calcio maschile, perché quello femminile e gli altri sport stanno facendo cose straordinarie”.
Un appello alla progettualità
In conclusione, Del Piero ha chiesto tempo e visione per permettere al movimento di rigenerarsi, citando esempi di successo legati alla continuità del lavoro tecnico. “Non è solo un discorso di soldi, serve progettualità con passaggi da rispettare. I calciatori non si costruiscono, si plasmano e si aiutano ad arrivare”, ha chiosato, sottolineando che è necessario “qualcosa in più che pensare a salvarsi il c..o”.



