Nonostante le difficoltà negli anni successivi al ciclo dei 9 scudetto, la porta della Juventus è sempre stata una delle poche garanzie su cui fare sempre affidamento. Ma nel corso dell’ultimo anno e mezzo, dall’arrivo di Michele Di Gregorio, qualcosa è cambiato.
Un’eccellenza perduta
La porta della Juventus, per decenni sinonimo di certezza assoluta nel calcio italiano, sembra aver smarrito parte della sua storica aura di invincibilità. È questa la tesi centrale di un’analisi approfondita pubblicata da Kickest, account specializzato in contenuti calcistici, che ha dedicato un lungo thread alla situazione del portiere bianconero Michele Di Gregorio.Il post, diventato virale nelle ultime ore con centinaia di interazioni, parte da un presupposto storico: per quasi un ventennio Gianluigi Buffon ha difeso i pali juventini e azzurri, rendendo il numero 1 bianconero coincidente con quello della Nazionale. Anche Wojciech Szczęsny, suo erede diretto, ha saputo raccogliere l’eredità con personalità e continuità. Il polacco è stato, non a caso, colonna portante sia della Juventus che della nazionale Polacca con Lewandoski e Zielinski. Oggi, però, la realtà appare diversa. Michele Di Gregorio, arrivato dal Monza nell’estate 2024 per una cifra complessiva vicina ai 20 milioni di euro, è un estremo difensore affidabile, con buoni riflessi e discrete qualità nel gioco con i piedi. Eppure, secondo Kickest, non riesce a fare la differenza nei momenti decisivi, né a incidere direttamente sui risultati della squadra come fanno i suoi colleghi di vertice.
Il dato preoccupante di Michele Di Gregorio
I numeri Opta sui “goals prevented” – gol evitati grazie agli interventi del portiere rispetto a quanto atteso statisticamente – sono impietosi: Di Gregorio si ferma a 1.2, piazzandosi al 12° posto nella classifica della Serie A. Per confronto, Mike Maignan domina con 9.1, seguito da Ivan Provedel (6.8), Mile Svilar e Marco Carnesecchi (entrambi a 6.7). Persino portieri come Wladimiro Falcone (5.8) e Sebastiano Desplanches Caprile (4.9) superano nettamente il bianconero. Il paradosso, sottolinea Kickest, è ancora più evidente in un’epoca d’oro per i portieri italiani. La Nazionale può vantare una sovrabbondanza di talenti nel ruolo, eppure il titolare della Juventus – storicamente la “certezza per antonomasia” – non rientra nemmeno tra i tre convocati più gettonati da Gattuso.” La sua regolarità, che altrove sarebbe sinonimo di solidità, tra i pali della Continassa si traduce in una “normalità grigia”: niente errori clamorosi, ma neanche parate salva-partita in grado di spostare l’inerzia degli incontri.In altri tempi, conclude l’analisi, la Juventus avrebbe probabilmente virato su un profilo giovane e italiano come Carnesecchi, capace di presidiare il ruolo per un decennio. Oggi un’operazione del genere appare proibitiva, segno di un cambiamento strutturale nel mercato e nelle priorità del club.
Il problema della “normalità” di Digre
Di Gregorio non ha demeriti evidenti, non commette papere macroscopiche ad eccezione forse delle due commesse in Champions contro il Borussia Dortmund. Ma come scrive Kickest “non riesce a incidere come gli altri portieri sui risultati dei bianconeri”. Una riflessione che arriva in un momento delicato per la squadra di Spalletti, reduce da un pareggio interno contro la Lazio. I bianconeri sono ancora alla ricerca di quella solidità difensiva che, storicamente, è stata il marchio di fabbrica juventino. La porta bianconera ha perso autorevolezza e il dibattito sul futuro tra i pali è più aperto che mai.



