Siamo solo alla terza giornata ma i numeri dell’infermeria bianconera delineano una vera e propria ecatombe tattica e atletica.
Il quadro fisico della rosa della Juventus assume contorni allarmanti con ben nove tesserati fuori causa o in precarie condizioni fisiche. A pesare in modo drammatico sul cammino della squadra sono soprattutto i lunghi stop capitati a colonne portanti come Thuram (4 mesi), il capitano Locatelli (4 mesi) e Yildiz (3 mesi), a cui si sommano le defezioni di Cambiaso, Cabal, Boga, Ekhator e la precaria condizione di McKennie e del neoacquisto Sarr.
Un’emergenza di queste proporzioni a inizio settembre riapre con forza il dibattito sulla gestione del lavoro atletico e sui carichi di lavoro somministrati durante il precampionato. L’abitudine ormai consolidata del calcio moderno di svolgere le fasi decisive della preparazione estiva in giro per il mondo, tra tournée commerciali, lunghi spostamenti aerei e sbalzi climatici prima dell’avvio dei tornei, finisce inevitabilmente sotto l’accusa di tifosi e addetti ai lavori.
Le difficoltà di Spalletti e della Juventus
Gestire un calendario fitto con una rosa così decimata nei suoi uomini di maggior qualità rappresenterà un’impresa ardua per Luciano Spalletti. Il tecnico si trova costretto a reinventare costantemente le geometrie della squadra con le pochissime pedine rimaste a disposizione, nella speranza che la fase acuta di questa crisi di infortuni possa presto rientrare.


