La Juventus vive giorni delicati, sospesa tra la necessità di rilanciarsi e la paura di dover ripartire ancora una volta da zero. Al centro delle riflessioni della proprietà ci sono i risultati mancati, i rapporti interni e soprattutto la gestione del progetto affidato a Damien Comolli, dirigente scelto personalmente da John Elkann per guidare la ricostruzione bianconera. Dopo una stagione sotto le aspettative, culminata con un piazzamento europeo ben lontano dagli obiettivi iniziali, il clima alla Continassa resta freddo e carico di tensioni.
Negli ultimi giorni alcuni segnali hanno alimentato ulteriormente le voci di distanza tra i vertici societari. L’assenza di Elkann e Giorgio Chiellini alla commemorazione dell’Heysel, evento al quale invece ha partecipato Comolli, è stata interpretata da molti osservatori come un indizio di rapporti non particolarmente sereni all’interno della governance juventina. Nessuna rottura ufficiale, ma la sensazione che nelle prossime settimane possa arrivare un confronto decisivo per definire strategie e responsabilità.
Il dirigente francese continua però a difendere il proprio lavoro. In diverse dichiarazioni pubbliche ha ribadito la volontà di riportare la Juventus ai vertici del calcio italiano ed europeo, parlando di un progetto pluriennale che necessita di continuità e tempo. Una posizione condivisa solo in parte dalla proprietà, che deve fare i conti con l’impatto economico di una stagione fallimentare. La mancata qualificazione alla Champions League, infatti, pesa enormemente sui conti del club e potrebbe costringere la società a sacrifici sul mercato e a una revisione delle strategie sportive.



