Alla Juventus il clima resta fragile, nonostante le rassicurazioni pubbliche. Le parole di Damien Comolli, che nei giorni scorsi ha definito “fallimentare” la stagione bianconera dopo il mancato accesso alla Champions League, non sono passate inosservate dentro la Continassa. Luciano Spalletti, pur mantenendo una linea istituzionale, non avrebbe apprezzato il modo in cui il dirigente francese ha esposto pubblicamente la situazione, soprattutto perché l’allenatore ritiene che le responsabilità vadano distribuite in maniera più equilibrata tra area tecnica, società e costruzione della rosa.
La Juventus arriva da mesi complicati. L’eliminazione dalle coppe, la discontinuità in campionato e la sensazione di una squadra mai realmente completa hanno alimentato tensioni interne che ora emergono con maggiore evidenza. Comolli, nelle sue ultime dichiarazioni, ha confermato la volontà di proseguire il progetto con Spalletti, parlando di ricostruzione e di un percorso pluriennale necessario per riportare il club ai vertici. Ma proprio quel termine, “fallimento”, avrebbe creato irritazione nello staff tecnico, convinto che l’analisi pubblica rischi di indebolire ulteriormente l’ambiente.
Spalletti si aspettava probabilmente una presa di posizione più protettiva nei confronti del gruppo. Da mesi il tecnico sottolinea come la squadra abbia pagato limiti strutturali evidenti: assenza di alternative offensive affidabili, mercato invernale giudicato insufficiente e una rosa costruita con caratteristiche poco coerenti rispetto alle sue idee di calcio.



