“Mi viene da piangere, abbiamo dato il cuore e l’anima”Le parole di Manuel Locatelli ai microfoni di Prime Video, subito dopo il triplice fischio finale di Juventus-Galatasaray (3-2 dts, 5-7 aggregato), hanno catturato l’emozione cruda di una serata che ha lasciato il segno.
Le parole di Locatelli
Il capitano bianconero, autore del rigore dell’1-0 e tra i migliori in campo nonostante l’inferiorità numerica, non ha nascosto la commozione: “Mi viene da piangere. Abbiamo dato il cuore e l’anima, e queste partite restano nel cuore. Dico grazie ai tifosi e ai miei compagni, mi porto dentro tutto e questo deve darci la carica per il futuro. Abbiamo dato tutto quello che avevamo, l’anima. Con il mister abbiamo ritrovato consapevolezza. Oggi dobbiamo solo farci i complimenti, gli errori poi possono capitare, ma conta come reagiamo e ora dobbiamo farlo subito con la Roma”.Un messaggio carico di orgoglio e amarezza allo stesso tempo. Locatelli ha sottolineato la prestazione eroica della squadra – 3-0 nei 90 minuti in 10 contro 11, rimonta sfiorata fino ai supplementari – e il lavoro mentale compiuto con Luciano Spalletti, che ha ridato fiducia e identità al gruppo in un momento complicato.
Ma l’eliminazione brucia: un’occasione sprecata per ribaltare il 2-5 dell’andata, pagato caro da episodi controversi (l’espulsione di Kelly) e da quel tiro di Zhegrova che avrebbe potuto cambiare tutto.Ora lo sguardo è già proiettato avanti. Domenica c’è lo scontro diretto con la Roma in Serie A, una partita che assume un peso enorme per salvare il salvabile in campionato e dimostrare che questa Juve, quando tira fuori l’anima, può ancora essere temibile. Le lacrime di Locatelli non sono di resa, ma di chi sa che il cuore dimostrato ieri sera deve diventare la base per reagire immediatamente.Un capitano che parla a nome di una squadra provata, ma non spezzata. La Juventus esce dalla Champions, ma con la consapevolezza di aver lasciato tutto in campo. E questo, in una stagione difficile, è già un punto di ripartenza.
Il simbolo del futuro Juventino
Per anni è stato uno dei bersagli preferiti: criticato per presunti limiti tecnici, per non essere “all’altezza” della maglia bianconera, a tratti anche fischiato da una curva che non perdona. Manuel Locatelli ha dovuto ingoiare bocconi amari, convivere con l’etichetta di “acquisto sbagliato” e dimostrare partita dopo partita di valere la fiducia.Ieri sera, nel ritorno playoff di Champions League contro il Galatasaray (3-2 dts, eliminazione sul 5-7 aggregato), Locatelli ha incarnato alla perfezione lo spirito della Juventus. Quello vero, fatto di grinta, sacrificio, corsa e leadership silenziosa ma concreta.
Con la fascia da capitano al braccio, ha trasformato l’inferiorità numerica (espulsione di Kelly al 49′) in un non-evento: correva il doppio, recuperava palloni ovunque, apriva spazi, dettava i tempi. E quando è arrivato il rigore del vantaggio, al 37′, si è presentato sul dischetto con la freddezza di chi sa di poter cambiare una serata. Ha giocato 110 minuti, uscendo solo nei supplementari con la maglia zuppa di sudore e fango, meritandosi gli applausi convinti di tutto lo Stadium.



