Dopo il brutto Mondiale, al centro del dibattito e delle feroci polemiche dei media turchi c’è soprattutto il rendimento di Yildiz
Il fallimento della Turchia ai Mondiali: il crollo del progetto Montella
Il Mondiale 2026 ha emesso i suoi primi e spietati verdetti, e tra le delusioni più cocenti della fase a gironi c’è senza dubbio la Turchia di Vincenzo Montella. Arrivata alla vigilia della competizione con enormi aspettative e una rosa ricca di talento, la selezione anatolica ha vissuto una spedizione letteralmente disastrosa, venendo eliminata prematuramente e mostrando preoccupanti lacune sia sotto il profilo del gioco che della tenuta mentale. La critica in patria ha messo violentemente sul banco degli imputati il commissario tecnico italiano, accusato di non aver saputo dare un’identità solida a una squadra apparsa fragile in difesa, sterile in attacco e incapace di reagire nei momenti di difficoltà dei match decisivi.
La Turchia ha rimediato due bruttissime sconfitte nelle prime due partite del girone contro Australia e Paraguay, rispettivamente per 2-0 e 1-0. Nell’ultima partita del girone, i turchi hanno vinto 3-2 contro gli Stati Uniti primi nel girone un match inutile ai fini della classifica finale.
Yildiz nel ciclone
Al centro del dibattito e delle feroci polemiche dei media turchi c’è soprattutto la gestione e il rendimento di Kenan Yildiz. Il gioiello della Juventus, investito della maglia numero dieci e indicato da tutti come la stella polare che avrebbe dovuto illuminare il cammino della nazionale, è rimasto invece schiacciato dal peso delle responsabilità e da un contesto tattico che ne ha pesantemente penalizzato le qualità. Yildiz ha disputato un Mondiale abulico e privo di squilli, specchio fedele della confusione generale: isolato sulla fascia, poco servito dai compagni e visibilmente frustrato, il talento classe 2005 non è mai riuscito a saltare l’uomo o a inventare la giocata decisiva, finendo per travolgere se stesso nel naufragio collettivo. Evidentemente i problemi fisici avuti nel finale di stagione con la uventus hanno perseguitato il classe 2005 anche al Mondiale.
Il fallimento mondiale apre ora un processo doloroso per tutto il movimento calcistico turco, costretto a interrogarsi su un ricambio generazionale che, alla prova del nove, ha palesato forti limiti di maturità. Per Yıldız si tratta del primo, vero grande stop in una carriera finora vissuta in costante ascesa, un bagno di realtà che lo costringerà a resettare mentalmente in vista del rientro a Torino. Per Montella, invece, la sensazione è quella di un capolinea ormai inevitabile: la delusione di un’intera nazione e il fallimento tecnico nel deserto americano sembrano aver scritto anzitempo la parola fine sulla sua avventura alla guida della Turchia.



