Tra fair play finanziario e cessioni, si preannuncia un mercato estivo estremamente complicato per la Juventus. Tuttosport ha fatto il punto della situazione.
La morsa dei paletti UEFA e le difficoltà nel piazzare gli esuberi per la Juventus
I bilanci parlano chiaro e costringono la Juventus a muoversi dentro binari strettissimi: il superamento del tetto di 60 milioni di passivo accumulato nel triennio ha fatto scattare i controlli della UEFA. Per fare cassa e sbloccare le entrate, la dirigenza è obbligata a sfoltire la rosa, ma operare con l’acqua alla gola espone il club ai raggiri delle rivali, pronte a chiedere sconti. Se per Openda il peso a bilancio rende fattibile solo un trasferimento a titolo temporaneo, i salari faraonici di Jonathan David (6 milioni netti) e Gatti spaventano i pretendenti, lasciando nelle ricche società inglesi l’unica vera speranza di cessione.
In questo limbo, il vertice decisivo per il futuro di Dusan Vlahovic diventa un bivio fondamentale: tagliare i 42 milioni del suo peso aziendale garantirebbe una boccata d’aria pura, ma la forbice tra la proposta massima di Comolli (6 milioni) e le pretese dell’attaccante (8 milioni più ricchi bonus per gli agenti) rende il rinnovo un rebus intricato.
I prezzi folli della Premier e l’urgenza di rifondare l’area scout
Le cifre astronomiche che circolano oltremanica impongono alle italiane una strategia alternativa basata sulla rapidità. L’esempio perfetto è Marco Palestra dell’Atalanta: una vera e propria guerra al rialzo guidata da Manchester City, Real Madrid e Newcastle — disposte a toccare i 55 milioni su input di Enzo Maresca — ha di fatto tagliato fuori l’Inter, ferma a quota 40. La Juventus ha pagato a caro prezzo l’esitazione dello scorso anno, quando il ragazzo valeva la metà, preferendo dirottare 45 milioni su Openda, un attaccante che fatica a esprimersi senza ampi spazi da sfruttare.
Per inaugurare una nuova era d’oro serve clonare la lungimiranza della dirigenza anni ’70, che bloccava i migliori talenti di provincia prima che i prezzi lievitassero. Una missione oggi complessa, visto il ridimensionamento della rete di osservatori firmato da Giuntoli e Comolli. Diventa quindi logica la spinta di Spalletti per il ritorno di Matteo Tognozzi, un profilo in grado di fare la differenza non solo scoprendo il talento, ma sedendosi al tavolo con i ragazzi e le famiglie per convincerli a sposare la causa bianconera, come già accaduto con l’operazione Yildiz.
Tra giovani, parametri zero e l’assenza di un’identità di gioco
La rinascita della Vecchia Signora deve viaggiare su due binari paralleli e complementari. Da una parte occorre lanciare i ragazzi della cantera (come Licina, Puskza e Faticanti) e pescare nelle Under 19 internazionali; dall’altra bisogna sfruttare le occasioni degli svincolati e dei calciatori vicini alla scadenza contrattuale per abbattere i costi di ammortamento, prendendo a modello la gestione dell’Inter e dei club lusitani. Ogni sforzo economico risulterà tuttavia inutile senza una rivoluzione sul piano del gioco. Negli ultimi cinque anni si è assistito a una svalutazione sistematica della rosa a causa di continui ribaltoni tattici, come il passaggio conservativo alla difesa a cinque dopo un buon avvio a quattro punte. Il vero fallimento recente non risiede solo nei verdetti del campo, ma nell’incapacità di costruire un contesto tattico idoneo a proteggere il valore dei propri investimenti.



