Mario Mandžukić è tornato allo Stadium ed è stato accolto dal calore del popolo bianconero. Un uomo e un campione da cui imparare tanto.
Mandžukić torna allo Stadium: occhi lucidi, abbraccio infinito e il ricordo di un guerriero che non si dimentica
Quando Mario Mandžukić è rientrato allo Stadium, non è entrato semplicemente un ex giocatore. È rientrato un pezzo di storia bianconera. Gli occhi pieni di gioia – e forse di commozione – hanno detto più di mille parole: in quello sguardo c’erano le notti di Champions, le rimonte impossibili, le finali vinte con i denti stretti e il cuore in gola.Mario non è mai stato il classico attaccante da copertina. Non viveva per il gol facile, per il dribbling fine o per il gesto tecnico da highlights. Lui era sacrificio puro, era lotta su ogni pallone, era corsa fino all’ultimo respiro. Correva come un terzino, difendeva come un centrale, attaccava come un centravanti affamato. Si buttava su ogni contrasto, vinceva duelli aerei contro giganti, si prendeva la squadra sulle spalle quando serviva qualcuno disposto a dare tutto – e lui lo dava sempre.
Il paragone col presente
Il ritorno di Mandzukic ha fatto riaffiorare nella mente dei tifosi juventini ricordi molto dolci, soprattutto se raffrontate con le difficoltà realizzative di questa stagione. Come ricorda Vaciago su TS.
“L’amatissimo ex, che ha sfilato nel prepartita, ha fomentato nei tifosi una struggente nostalgia per i tempi in cui la Juventus aveva un centravanti. Dove sarebbe la Juventus con un centravanti? (e, magari, con Spalletti da inizio stagione) inizia a essere qualcosa di più che un quesito provocatorio, per esempio può essere l’inizio di un’analisi seria su quanto possa costare sbagliare due attaccanti su due sul mercato. La Juve rischia di non andare in Champions per punti buttati in partite non impossibili da vincere, nelle quali è pesata molto l’assenza di un nove. Tra commissioni e cartellini, David e Openda sono costati 55 milioni e pesano per 20 milioni lordi a livello di ingaggio. E la loro scarsa incidenza a livello di gol, rischia di costare altrettanto in caso di mancata Champions League.”
La cattiveria di Marione
Lo Stadium ricorda le progressioni infinite di Marione sulla fascia, i colpi di testa vincenti nei momenti decisivi, quella cattiveria agonistica che faceva esplodere la curva. Ricorda i gol pesanti, quelli che arrivavano quando la partita sembrava persa, quando serviva un guerriero capace di cambiare il destino di una serata. Ricorda soprattutto la sua fame: quella voglia di combattere che non lo abbandonava mai, nemmeno quando il fisico urlava basta.Per questo il suo ritorno non è stato un semplice saluto. È stato il ritorno di un simbolo nella sua arena. Lo sguardo verso la Curva, l’applauso scrosciante, l’emozione palpabile: in quel momento si è capito che certi legami non finiscono con l’ultima partita. Restano scritti nella memoria di una tifoseria.Ci sono giocatori che passano e lasciano numeri. Ci sono fuoriclasse che illuminano con giocate da applausi. Poi ci sono quelli che diventano leggenda per ciò che rappresentano: Mandžukić era uno di questi. Rappresentava la Juventus vera: grinta, cuore, abnegazione, voglia di soffrire per vincere. Era il guerriero che ogni tifoso vorrebbe avere in campo nei momenti duri.Tra gli uomini ci sono i fenomeni. E poi ci sono i guerrieri veri. Mario Mandžukić era uno di quelli. Manchi, Mario. E lo Stadium te lo ha fatto capire con un abbraccio che non finisce mai.



