Il gol non cancella i problemi, ma cambia le prospettive. Dopo mesi complicati, Dusan Vlahović è tornato a esultare con la maglia della Juventus, interrompendo un digiuno che durava da circa sei mesi. Un’attesa lunga 180 giorni, diventata quasi un simbolo delle difficoltà offensive vissute dai bianconeri in questa stagione.
Il ritorno al gol è arrivato contro il Hellas Verona, in una partita però tutt’altro che esaltante per la squadra. La rete del serbo, arrivata su calcio piazzato pochi minuti dopo il suo ingresso in campo, aveva fatto pensare a una serata diversa, quasi a una storia perfetta dopo un periodo segnato da infortuni e perdita di continuità. Il risultato finale, però, non è andato oltre il pareggio, lasciando un retrogusto amaro nonostante il segnale positivo.
Per capire il peso di questo gol bisogna guardare indietro. L’ultima rete risaliva addirittura alla fine di novembre, prima di una lunga fase in cui tra problemi fisici e scelte tecniche Vlahović aveva perso centralità nel progetto. La Juventus, nel frattempo, aveva faticato a trovare alternative offensive credibili, evidenziando quanto la presenza del centravanti fosse determinante nell’economia del gioco.
Non è un caso che anche Luciano Spalletti abbia sottolineato non solo il gol, ma soprattutto l’atteggiamento del giocatore. Più che la rete in sé, è stata la risposta mentale a convincere: la capacità di rientrare e incidere subito, in un momento delicato della stagione.



