Il bivio di Vlahovic e la linea della sostenibilità: i piani della Juventus
I prossimi giorni si preannunciano a dir poco cruciali per il futuro a lungo termine della Juventus, chiamata a prendere decisioni drastiche che segneranno inevitabilmente il destino della rosa e la fisionomia dell’attacco. Sotto i riflettori c’è la situazione legata al rinnovo del contratto di Dusan Vlahovic, ormai giunta a un punto di svolta definitivo. Quella che è appena iniziata viene descritta dagli addetti ai lavori come una settimana fondamentale per il centravanti serbo: l’obiettivo dei vertici societari è fare totale chiarezza per capire se esistano i margini concreti per raggiungere un accordo sul prolungamento o se, al contrario, le strade siano destinate a separarsi in via immediata durante la sessione estiva.
Una eventuale partenza del numero nove non rappresenterebbe soltanto un addio doloroso dal punto di vista tecnico ed emotivo, ma costringerebbe i dirigenti della Continassa a una vera e propria rivoluzione strutturale del reparto avanzato. Qualora il serbo dovesse fare le valigie, la società piemontese si troverebbe nell’obbligo tassativo di tornare prepotentemente sul mercato per acquistare non uno, ma ben due nuovi attaccanti di spessore internazionale. Una necessità dettata dalla carenza di alternative nel ruolo e dal bisogno di garantire a Luciano Spalletti una batteria di centrali offensivi all’altezza delle tre competizioni, in un incastro di pedine che complicherebbe notevolmente i piani strategici a breve termine.
Il peso del rigore finanziario
A pesare in modo decisivo su questa e su tutte le altre trattative di mercato è una rigidissima linea di rigore finanziario che la proprietà ha imposto ai propri dirigenti per i prossimi anni. La gestione sportiva non può più prescindere dalla salute economica del club, che ha sul tavolo scadenze e vincoli non negoziabili con i parametri europei. La Juventus ha infatti l’obbligo categorico di raggiungere il perfetto pareggio di bilancio entro il 2028. Questo piano quinquennale di risanamento finanziario impone una riduzione drastica del monte ingaggi e una massimizzazione dei ricavi da cessione, trasformando la vicenda legata al rinnovo di Vlahovic nel primo vero banco di prova della nuova politica di sostenibilità.



