La posizione di Spalletti
La rottura definitiva tra la Juventus e Dusan Vlahovic si arricchisce di un retroscena fondamentale che sposta l’attenzione sullo spogliatoio. Secondo quanto rivelato da Romeo Agresti in una diretta sul proprio canale YouTube, Luciano Spalletti ha accolto la notizia dell’addio del serbo con assoluta serenità e realismo. Il tecnico toscano comprende perfettamente le motivazioni del giocatore, conscio che la mancata qualificazione alla prossima Champions League e le sirene economiche estere abbiano pesato in modo decisivo sulla scelta. Nessun dramma, nessuna frizione interna e soprattutto nessuna furia: l’allenatore ha metabolizzato lo strappo con la freddezza del professionista, guardando già oltre il singolo elemento per il bene comune.
L’allineamento totale con la società
Il dettaglio più significativo emerso dal focus di Agresti riguarda la totale unità d’intenti tra la guida tecnica e la dirigenza guidata da Comolli. La Juventus ha tentato una mediazione importante, spingendosi a offrire un rinnovo da 6 milioni di euro netti a stagione più oneri accessori, una cifra monstre per il nuovo bando di sostenibilità del club. Davanti alla rigidità dell’entourage del serbo, le cui pretese restavano distanti anni luce, la società ha scelto la via della fermezza. Spalletti si è dimostrato totalmente allineato alla rigida politica societaria, sottoscrivendo la linea del “nessuno è indispensabile” e rifiutando di farsi ostaggio di pretese contrattuali ritenute fuori dai nuovi parametri della Continassa.
Una pagina boltata senza rimpianti
Questo scenario certifica la nascita di una Juventus fondata sulla compattezza e sulla condivisione totale dei progetti tra campo e scrivania. Il fatto che Spalletti non sia furioso dimostra che il mister ha già in mente le soluzioni tattiche per il futuro, ampiamente rassicurato dalle grandi manovre in corso per profili del calibro di Sørloth e Kolo Muani. L’addio di Vlahovic perde così l’alone di tragedia sportiva e si trasforma in una logica conseguenza di mercato. La Juve volta pagina senza guardarsi indietro o covare rimpianti, forte di un allenatore che preferisce focalizzare le proprie energie su chi sposa la causa con totale motivazione piuttosto che su chi mette il denaro davanti al progetto tecnico.


