Da quando Luciano Spalletti ha preso in mano la panchina della Juventus nell’autunno 2025, la squadra bianconera ha subito una trasformazione evidente, non solo nei risultati ma soprattutto nell’approccio al gioco. La mossa chiave del tecnico toscano è stata la progressiva evoluzione del modulo: partito da un 3-4-2-1 ereditato dalla gestione precedente (con influenze di Tudor), il sistema si è trasformato in un 4-2-3-1 fluido e “liquido”, che permette maggiore verticalità, un baricentro più alto e una maggiore capacità di aggredire gli spazi in fase offensiva.
Questo cambiamento non è stato repentino, ma graduale e ragionato: nelle prime partite Spalletti ha mantenuto una struttura difensiva a tre per dare continuità e sicurezza al gruppo, ma col passare delle settimane ha spostato uno degli esterni (spesso Cambiaso o un centrocampista adattato) in una posizione più avanzata, creando un centrocampo a due con Locatelli e Koopmeiners a fare da filtro, e un tridente offensivo con Conceição, McKennie (o Miretti) e Yildiz a supporto di Jonathan David. Il risultato? Una Juventus più proattiva, capace di pressare alto e di sfruttare meglio le transizioni rapide, rompendo le difese a uomo su uomo che dominano la Serie A moderna.
Un dato emblematico sottolinea l’impatto di questa scelta: dopo l’arrivo di Spalletti alla Juventus, la produzione offensiva è aumentata sensibilmente, con una media gol segnati per partita nettamente superiore rispetto ai mesi precedenti e un incremento nei tiri in porta e nelle occasioni create.



