Una svolta epocale potrebbe scuotere i fondamenti della giustizia sportiva in Italia. L’avvocato generale della Corte di Giustizia dell’Unione Europea, Dean Spielmann, ha emesso un parere che dà ragione ad Andrea Agnelli e Maurizio Arrivabene, ex presidente e ex amministratore delegato della Juventus, squalificati per due anni nel caso plusvalenze. Spielmann ha messo in discussione la compatibilità delle sanzioni sportive italiane con i diritti fondamentali UE, alimentando il dibattito sui rapporti tra giustizia ordinaria e sportiva. Un parere non vincolante, ma che la Corte di Lussemburgo segue nel 90% dei casi: se confermato, potrebbe invalidare squalifiche e penalizzazioni, inclusa quella della Juve nel 2023 (10 punti di penalizzazione, poi ridotti).
Il caso nasce dal ricorso di Agnelli e Arrivabene contro le inibizioni inflitte dalla FIGC per le plusvalenze gonfiate tra 2018 e 2021. Spielmann ha criticato il sistema italiano per mancanza di indipendenza e imparzialità: “Le sanzioni sportive che limitano diritti fondamentali devono rispettare proporzionalità e diritto di difesa UE”. Un principio che, se accolto, potrebbe riaprire dossier chiusi: dalla Superlega (sanzioni Uefa contestate) alle penalizzazioni per bilanci falsi. Per la Juventus, che ha pagato 10 punti nel 2023 (finendo settima invece di quarta), significherebbe un possibile risarcimento o revisione storica.
La FIGC e la Lega Serie A osservano con apprensione: un verdetto favorevole ad Agnelli potrebbe obbligare a riforme profonde, con tribunali sportivi più indipendenti e ricorsi facilitati in ordinaria giustizia.



