L’immobilismo di Exor: il silenzio assordante di John Elkann
Mentre la Juventus scivola in una delle faide interne più logoranti della sua storia recente, il silenzio che giunge dai vertici di Exor si fa ogni giorno più ingombrante. Di fronte al muro contro muro tra l’allenatore Luciano Spalletti e il dirigente Damien Comolli — una rottura totale che ha azzerato il dialogo alla Continassa — l’atteggiamento di John Elkann appare politicamente incomprensibile e strategicamente dannoso. La linea dell’inazione e dell’attesa, storicamente utilizzata dalla proprietà per far sfogare le tensioni prima di intervenire, si sta rivelando in questo contesto un clamoroso autogol. In un club abituato storicamente alla fermezza del comando, l’assenza di un colpo di martello presidenziale o di un intervento risolutore della proprietà non fa che legittimare l’anarchia interna, trasformando una semplice divergenza di vedute in una guerra di trincea logorante per l’intera struttura.
L’alleanza di Chiellini e l’assenza di un arbitro istituzionale
La gravità della situazione è certificata dal fatto che la crisi ha ormai contagiato i quadri dirigenziali operativi, con l’inatteso posizionamento di Giorgio Chiellini a favore della linea Comolli. Davanti a un tecnico progressivamente più isolato e a un asse dirigenziale che si muove in aperta contrapposizione alla panchina, la Juventus si scopre priva di un arbitro istituzionale. La gestione “distaccata” e puramente finanziaria di Elkann dimentica che una società di calcio non si governa solo con i bilanci, ma con la gestione quotidiana del potere e delle risorse umane. Lasciare che le fazioni interne si scontrino alla luce del sole, sperando che il tempo curi le ferite o che una delle due parti ceda per sfinimento, denota una preoccupante mancanza di sensibilità sportiva e una pericolosa sottovalutazione delle dinamiche da spogliatoio.
Il prezzo dell’attesa: un futuro bloccato e svalutato
Il vero danno di questa prolungata stagione dei rinvii ricade inevitabilmente sulla programmazione del futuro e sulle strategie di un calciomercato ormai alle porte. Con un passivo UEFA da monitorare e scadenze cruciali all’orizzonte, la Juventus avrebbe bisogno di una cabina di regia unita e tesa verso un unico obiettivo. Al contrario, l’attendismo della proprietà congela ogni decisione operativa: non si possono pianificare acquisti, gestire rinnovi complessi o impostare cessioni dolorose finché non si capisce chi, tra Spalletti e Comolli, avrà in mano le chiavi del progetto tecnico. Il rischio concreto è che la prossima stagione nasca già compromessa, non per mancanza di fondi, ma per l’incapacità della proprietà di esercitare l’autorità necessaria. Nel calcio, chi si ferma e aspetta viene inevitabilmente travolto, e la Juventus attuale non può permettersi il lusso di restare a guardare le proprie macerie interne.



