L’eterno ritorno di Arthur: il Gremio chiude le porte, la Juventus attende
Il destino di Arthur Melo sembra indissolubilmente legato a un loop infinito che, puntualmente, lo riporta alla base. Nonostante le speranze della dirigenza bianconera e il desiderio del giocatore di ritrovare continuità in patria, il Gremio ha rotto gli indugi: il club brasiliano non eserciterà il diritto di riscatto per il centrocampista. Dopo una stagione vissuta tra luci e ombre, il club di Porto Alegre ha deciso di non investire ulteriormente sul calciatore, segnando l’ennesimo capitolo di un’odissea professionale che negli ultimi cinque anni ha visto Arthur cambiare ben cinque maglie diverse senza mai trovare una fissa dimora calcistica.
Un contratto pesante e la scadenza 2027
Il rientro a Torino rappresenta un’ulteriore complicazione per le strategie di mercato della Juventus. Il brasiliano entrerà infatti nell’ultimo anno effettivo di contratto, con la scadenza fissata a giugno 2027. Quello che doveva essere il perno del centrocampo post-Pjanic si è trasformato negli anni in un rebus finanziario e tecnico di difficile risoluzione. La Continassa si ritrova nuovamente a dover gestire un esubero dal peso specifico notevole sul bilancio, con la consapevolezza che il tempo stringe e il valore del cartellino continua a subire i colpi di un’inattività prolungata e di prestiti che non hanno generato il rilancio sperato.
Prezzo di saldo e speranze di mercato
Per facilitare l’addio definitivo, la Juventus ha fissato un prezzo di uscita estremamente competitivo: 6 milioni di euro. Una cifra “di saldo” se paragonata agli 80 milioni (lordi, frutto dello scambio con il Barcellona) della valutazione originale. A Torino sperano in un tardivo ripensamento del Gremio, magari attraverso una rinegoziazione al ribasso. Dall’altro si sonda il mercato internazionale alla ricerca di un acquirente che intraveda nel classe ’96 un’opportunità low-cost. L’obiettivo è chiaro: evitare l’ennesimo ritorno senza prospettive e mettere la parola fine a un legame contrattuale che, per entrambe le parti, è diventato ormai una prigione dorata.



