Nel pieno della vigilia per il ritorno dei playoff di Champions League contro il Galatasaray (mercoledì 25 febbraio allo Stadium, da ribaltare il 5-2 dell’andata), la Juventus continua a far parlare di sé anche fuori dal campo. La nuova quarta maglia 2025/26, debuttata (e persa) contro il Como (0-2), con le sue strisce orizzontali bianconere, stile polo a maniche lunghe e soprattutto i numeri rossi sul retro (senza nomi dei giocatori), è diventata oggetto di dibattito tra tifosi, media e appassionati di kit. Un design audace che guarda al passato, ma che ha generato più polemiche che applausi, amplificando il malcontento in un periodo di crisi profonda
Il significato dei numeri rossi non è casuale: è un omaggio diretto alla storia del club, quando il colore rosso compariva sporadicamente per ragioni di visibilità e affermazione identitaria. La tradizione nasce già nel 1957/58, quando Umberto Agnelli avrebbe introdotto i numeri rossi come simbolo di “affermazione” per l’arrivo di campioni come Omar Sivori e John Charles – la prima volta che un colore diverso dal bianconero entrava in scena. La pratica continuò fino al 1970 (con numeri bianchi), ma nel 1966/67 i rossi furono sovrapposti su un quadrato bianco per maggiore leggibilità In un momento in cui la Juventus ha bisogno di segnali positivi (rinnovo McKennie fino al 2030, dubbi su Bremer e Yildiz per il Galatasaray, Osimhen in forse per i turchi), questa maglia simboleggia un tentativo di innovazione che rischia di auto-sabotarsi. Marketing che voleva stupire, ma ha finito per dividere ulteriormente i tifosi.



