La Juventus torna sui suoi passi e ci riprova con Dusan Vlahovic: non per testardaggine, ma per un realismo imposto da bilanci restrittivi, flop clamorosi delle alternative arrivate in estate e assenza concreta di opzioni valide sul mercato. Il centravanti serbo, in scadenza a giugno 2026, non è più un tabù: dopo mesi di gelo e scenari di addio a parametro zero, le parti hanno riaperto il dialogo in modo concreto, con un primo incontro positivo la scorsa settimana tra l’entourage del giocatore (incluso papà Milos) e i dirigenti bianconeri (Comolli e Chiellini in testa).
Il punto di svolta è multifattoriale. Economicamente, la Juventus non può permettersi di sostituire Vlahovic con un profilo di livello simile: un centravanti top nelle big five europee costa oltre i 50 milioni più ingaggio pesante, risorse che il club non ha più a disposizione dopo una campagna acquisti estiva deludente. Spendere poco per alternative ha spesso significato spendere di più a lungo termine in termini di risultati e stabilità. Jonathan David e Lois Openda, arrivati con grandi aspettative, non hanno risolto il problema-gol (pochi centri puri da terminali, tanti da inserimenti altrui), confermando che sul mercato non esistono certezze low-cost o a prezzo scontato.
Proprio l’assenza di alternative vere spinge a rivalutare Dusan: il serbo, pur con alti e bassi e un’infortunio devastante, resta il profilo più affidabile in rosa per Spalletti. Il tecnico lo ha sempre considerato il suo “9” di riferimento – lo ha lanciato titolare nelle presenze disponibili prima dello stop – e attende con fiducia il suo rientro graduale (possibile già convocazione contro il Pisa sabato 7 marzo, più probabile spezzone a Udine a metà mese).



