La Juventus si gioca molto più di un semplice piazzamento europeo nelle ultime giornate di campionato. Il quarto posto rappresenta una linea sottile tra stabilità e possibile rivoluzione, perché senza Champions League le conseguenze andrebbero ben oltre il campo, toccando dirigenza, conti e rosa.
La classifica è cortissima e il margine minimo: bastano pochi passi falsi per scivolare fuori dalle prime quattro, con un impatto immediato sui ricavi e sulla capacità di programmare il futuro. Senza gli introiti della massima competizione europea, il club dovrebbe inevitabilmente rivedere strategie e ambizioni, con meno risorse da investire e maggiore attenzione ai costi .
In questo scenario, anche la posizione di Damien Comolli diventerebbe più delicata. Il dirigente ha ribadito più volte l’intenzione di costruire una Juventus competitiva a prescindere dal piazzamento finale, ma un eventuale fallimento sportivo renderebbe più complicato sostenere certe scelte e rafforzerebbe le pressioni interne ed esterne . La qualificazione alla Champions, in sostanza, resta il vero spartiacque anche a livello dirigenziale.
Sul piano tecnico, i riflettori sono inevitabilmente puntati sui giocatori più rappresentativi. Dusan Vlahovic è uno dei casi più evidenti: il rinnovo resta in sospeso e molto dipenderà dal contesto competitivo che la Juventus potrà offrirgli nella prossima stagione. Senza Champions, il rischio di una separazione diventerebbe concreto, anche per motivi economici oltre che sportivi



