La Juventus chiude un’operazione finanziaria intelligente con il rinnovo di Weston McKennie fino al 30 giugno 2030: un prolungamento che non solo blinda un leader del centrocampo, ma impatta positivamente sul bilancio nonostante l’aumento salariale. L’accordo, ufficializzato il 2 marzo 2026, rappresenta un esempio di come il club stia gestendo con pragmatismo le uscite e le entrate, in linea con le regole di sostenibilità economica e il ritorno alla profittabilità post-crisi.
Prima del rinnovo, McKennie pesava sul bilancio bianconero per circa 7,7 milioni di euro lordi annui: una combinazione di stipendio (intorno ai 2,5 milioni netti, circa 3,2-3,5 milioni lordi) e quota di ammortamento del cartellino (acquistato nel 2020 per circa 20-25 milioni più bonus, con ammortamento spalmato su 5-6 anni, intorno ai 4,3 milioni annui). Dal 1° luglio 2026, però, l’ammortamento del vecchio contratto si azzera completamente, eliminando quella voce fissa dal conto economico.
Con il nuovo accordo, lo stipendio base sale a 4 milioni netti annui (circa 5-5,5 milioni lordi, a seconda delle aliquote fiscali e del Decreto Crescita applicabile), più bonus legati a presenze, gol e obiettivi di squadra. L’impatto complessivo a bilancio dal 2026/27 scende quindi a circa 5,2-5,5 milioni lordi annui (stipendio lordo senza più ammortamento), un risparmio netto rispetto ai 7,7 milioni precedenti. In pratica, la Juventus “guadagna” circa 2 milioni annui in termini contabili pur riconoscendo al giocatore un meritato aumento per le prestazioni eccellenti sotto Spalletti.



