Il processo di rinascita della Juventus nelle parole di Paulo Sousa
Trent’anni dopo la storica vittoria della Champions League in maglia bianconera, Paulo Sousa ha rilasciato a Tuttosport un’intervista a tinte bianconere in cui analizza con lucidità il momento della Vecchia Signora. L’allenatore portoghese, reduce dall’esperienza allo Shabab Al Ahli, ha affrontato direttamente il tema del ricambio generazionale del club spiegando che «il processo di rinnovamento della Juve è coinciso con il picco di altre squadre, creando un divario competitivo più ampio». Sousa ha poi tracciato un parallelismo internazionale per contestualizzare il momento dei piemontesi: «Non tutti i club riescono a restare sempre al vertice, basta guardare lo United dopo l’addio di Ferguson».
Per ritrovare la via del successo, secondo il tecnico, la ricetta è chiara ma richiede pazienza: «Serve una giusta struttura, una leadership carismatica e ambiziosa, un progetto ben definito, qualcosa che non sempre è compatibile con la pressione immediata dei risultati. Queste sono le condizioni affinché la Juventus possa tornare a ciò a cui ci ha abituati». Infine, ha confessato il suo legame viscerale con il nostro Paese e le sue aspirazioni: «Il Portogallo è il mio Paese, la mia patria, ma l’Italia è casa. La Juventus è uno dei migliori club al mondo e ho avuto la fortuna di vincere con loro. Voglio allenare club e squadre che abbiano la stessa mentalità, ambizione e voglia di vincere titoli».
Il commovente ricordo di Gianluca Vialli e il legame con il gruppo del ’96
Un passaggio particolarmente toccante dell’intervista è stato dedicato al rapporto con i vecchi compagni di squadra e, in particolare, a quello fraterno con Gianluca Vialli. Sousa ha ricordato come i grandi trionfi creino legami indissolubili, nonostante gli impegni professionali tengano spesso lontani i protagonisti di quella cavalcata: «Il rispetto che esiste tra tutti è la prova che eravamo, prima di tutto, un gruppo di uomini con l’obiettivo di vincere tutto».
Subito dopo, il tecnico si è lasciato andare a un aneddoto personale e intimo sul capitano di quella Juventus: «Con Luca è stata fin dall’inizio una relazione speciale. Chi avrebbe mai immaginato che avrebbe venduto il suo appartamento per comprarne un altro proprio accanto a quello dove vivevo io? Bussava quasi ogni giorno alla mia porta e passavamo ore a parlare di calcio». Il ritratto dipinto da Sousa restituisce pienamente la grandezza dell’uomo e del calciatore: «Era un leader carismatico, divertente, disciplinato e metodico, un attaccante moderno che ancora oggi farebbe la differenza. Un vero amico».
Il giudizio dell’allenatore sui singoli: le differenze tra Chiesa e Conceição
Nell’ultima parte del suo intervento, Paulo Sousa si è concentrato sulle dinamiche di campo attuali, offrendo una precisa chiave di lettura e un paragone tra due profili di spicco del panorama bianconero: Federico Chiesa e Francisco Conceição. L’ex centrocampista ne ha esaltato i tratti distintivi, partendo da ciò che, a suo avviso, li accomuna profondamente a livello caratteriale: «Caratteristiche diverse, ma stessa ambizione di vincere».
Entrando nel dettaglio dell’analisi tattica delle due ali, il tecnico portoghese ha evidenziato la maggiore verticalità dello juventino rispetto alla genialità nello stretto del connazionale: «Federico ha una maggiore capacità di giocare vicino alla porta, spalle alla porta, con grande disponibilità a movimenti di rottura verticali e diagonali, ed è ossessionato dal segnare». Di contro, parlando del talento figlio d’arte, Sousa ha aggiunto: «Francisco possiede la stessa irriverenza competitiva, sta crescendo tatticamente, è fortissimo nell’uno contro uno da fermo e può cambiare qualsiasi partita».



