Spalletti rivede in Kolo Muani la generosità di Dzeko, chiedendogli però un salto d’ambizione sotto porta.
Nell’intervista concessa a DAZN, Luciano Spalletti ha sorpreso addetti ai lavori e tifosi accostando il profilo di Randal Kolo Muani a quello di un suo grande pupillo del passato: Edin Dzeko. Un parallelismo non tanto legato alle mere caratteristiche fisiche, quanto all’atteggiamento mentale e alla tendenza a mettersi al servizio della manovra collettiva anziché pensare esclusivamente al tabellino dei marcatori.
Il tecnico toscano ha spiegato con la solita efficacia l’analogia tra i due attaccanti. “A chi somiglia? Su due piedi mi viene in mente Dzeko. Perché si accontentava di aver fatto il gol, di averne fatti due. Di aver avuto possibilità importanti essendo stato bene nel gioco di squadra. Bisogna ricercare cosa di essere pignoli con se stessi e di scavare sul fondo delle proprie possibilità per diventare un super, un extra rispetto a quello che già si è vissuto oggi. In questa cosa sono simili”.
L’ultimo step per maturare definitivamente
Spalletti ha poi rispolverato un colorito aneddoto personale per illustrare come un attaccante di tale generosità possa compiere l’ultimo step di maturazione per trasformarsi in un punto di riferimento assoluto. “Una volta scherzandoci dissi a Dzeko che assomigliava a uno di quei bottiglioni da due litri in tavola. Poi però ha dimostrato di essere differente, lui è stato un campione proprio a livello comportamentale e di relazione all’interno della squadra. Ha fatto vedere agli altri o fatto credere che fossero di altri le sue numerose potenzialità”.
La sfida lanciata a Kolo Muani è chiara: mantenere inalterata la sua innata capacità di legare i reparti e far giocare bene la squadra, aggiungendo però quella ferocia e quella pignolizia realizzativa indispensabili per diventare un fuoriclasse determinante in ogni partita.


