Juventus, Tether e il braccio di ferro tra Elkann e Ardoino: scenari di potere e ambizioni cripto
La Juventus si trova al centro di un intreccio geopolitico-finanziario che coinvolge Tether, secondo azionista con l’11% del capitale, e la maggioranza Exor di John Elkann. Paolo Ardoino, CEO di Tether e tifoso bianconero, ha più volte espresso il desiderio di un maggiore coinvolgimento. L’ha fatto proponendo slogan come “Make Juventus Great Again” e offrendo supporto illimitato per 2000 anni grazie ai profitti record della società. Eppure, Elkann sembra snobbare questa partnership, come trapela da articoli su The Economist – di proprietà Exor – che criticano Tether come “criptovaluta per trafficanti”. Il CdA, tutto exoriano, potrebbe escludere i minoritari al rinnovo di novembre, nonostante Tether superi il 2,5% necessario per una lista. Giancarlo Devasini, fondatore e azionista di maggioranza di Tether, ex chirurgo convertito in miliardario con 9,2 miliardi di dollari, incarna questa passione juventina, ma le tensioni interne rischiano di frenare un’alleanza esplosiva. Juventino 100×100 ha dedicato un ampio approfondimento alla questione sul proprio profilo social, analizzando scenari e risvolti.
L’ascesa di Tether: da stablecoin a gigante da 500 miliardi e il potenziale per la Juve
Tether, emittente di USDT – la stablecoin più usata al mondo con 134 miliardi di riserve – sta per un balzo epocale: un aumento di capitale da 15-20 miliardi di dollari in equity, per il 3% delle quote, che varrebbe la società fino a 500 miliardi, alla stregua di OpenAI o SpaceX. Coordinata da Cantor Fitzgerald, l’operazione sfrutta utili netti di 13 miliardi nel 2024 da Treasury USA, rendendo Tether più profittevole di molte banche. Guidata dagli italiani Devasini (CFO, 47% delle quote) e Ardoino (CEO, 20%), l’azienda espande in AI, energia, media e telecom, settori perfetti per sinergie con lo sport. Per la Juventus, già azionista al 10,7%, significa risorse infinite per fair play finanziario, simile a Berlusconi col Milan negli ’80: innesti top, stadio innovativo, marketing crypto. Ardoino insiste: “Non siamo un hedge fund, vogliamo aiutare la gestione”, ma le ambiguità europee su Tether frenano l’entusiasmo.
Geopolitica bianconera: tra Casa Bianca, sauditi e un futuro da superpotenza
Entrambi gli azionisti hanno leve potenti: Tether vanta legami con l’amministrazione Trump – Lutnick al Commercio custodisce riserve e ha quote familiari – e investimenti in Rumble e Trump Media, fondendo crypto e politica. Elkann, tramite Exor, ha canali alla Casa Bianca Agnelli-style. Eppure, voci di vendita puntano al fondo saudita Tharawat del principe Turki Bin Salman, juventino doc come Devasini e Ardoino, pronto a iniettare capitali illimitati. Se Exor e Tether unissero forze, la Juventus eclipserebbe rivali, sfidando Ceferin e Gravina con un modello ibrido tech-finanza. Ma la freddezza di Elkann suggerisce piani alternativi: forse diluire Tether o cedere a Riyadh. Devasini, da medico ligure a quarto uomo più ricco (potenzialmente globale post-aumento), simboleggia questa era instabile. La parabola juventina, tra moduli tattici e caos societario, ora vira su finanza parallela. Scenari che ridisegnano il calcio, con Torino epicentro di un nuovo asse cripto-saudita.



