Dopo il rocambolesco 3-3 dell’Olimpico , Paolo Vaciago su Tuttosport traccia un bilancio lucido e spietato della Juventus attuale: una squadra esausta, ma con un’anima che non si spegne. Undici partite rimaste, 33 punti in palio, 80 milioni di euro (circa) legati alla qualificazione Champions: la Roma ha quattro lunghezze di vantaggio, ma la Juve ha le settimane libere e Luciano Spalletti ha già dimostrato di saperle sfruttare al meglio.Il pareggio contro la Roma è stato uno spettacolo godibilissimo, a tratti esaltante: gol spettacolari da entrambe le parti (Conceição per la Juve, Wesley per la Roma), due regali difensivi a testa, due allenatori che stanno costruendo qualcosa di importante.
I rimpianti della Juventus: l’attacco non segna
Rimpianti enormi per le scelte di mercato sbagliate dai bianconeri: Vaciago parla di errori gravi nelle ultime due sessioni di mercato hanno lasciato la squadra senza un centravanti vero. Donyell Malen fa rosicare in modo particolare. L’olandese, trattato in estate e preso dalla Roma a gennaio, è esattamente ciò che manca a Spalletti: pericolosità in ogni movimento, fame, affilatezza, volontà feroce di fare gol. Nell’universo parallelo dei “se”, Malen è il centravanti di una Juve comodamente quarta (o terza) e già agli ottavi di Champions. L’’attacco invece si sta rivelando disastroso. Jonathan David spara a salve, Teun Koopmeiners è innocuo, Khephren Thuram si incarta, Francisco Conceição sbaglia tanto (ma il suo gol-capolavoro lo redime almeno per stavolta). La costruzione offensiva è spesso proficua, ma poi arrivano esitazioni, paura, decisioni sbagliate e imprecisioni.
Il cuoree bianconero elogiato da Vaciago
Vaciago sostiene comunque che la Juve è viva. Stanca, ma viva. Senza attaccanti, ma viva. Nelle ultime cinque stagioni, a questo punto c’era una squadra sfilacciata, spenta, che si trascinava verso un quarto posto agguantato in extremis (anche quando è stato “scippato” con la sentenza plusvalenze). Oggi la qualificazione Champions è forse la più difficile da raggiungere, ma la squadra ha un’anima, grinta, reazione. L’applauso dello Stadium dopo il ko col Galatasaray, il cuore mostrato a Roma: segnali che contano.È chiaro cosa manca: un centravanti vero e una difesa solida. Il progetto di ricostruzione sembra più facile da disegnare. Realizzarlo, naturalmente, è un’altra cosa. Ma la Juve è viva. E questo, in una stagione complicata, è già tanto.



