Juve-Vlahovic, l’addio e i veleni: lo spogliatoio era stufo del bomber
La fine della storia d’amore tra la Juventus e Dusan Vlahovic è ufficiale: la fumata nera nell’ultimo incontro per il rinnovo di contratto ha sancito la rottura definitiva, che si consumerà formalmente a partire dal prossimo primo luglio. Quello che inizialmente sembrava un semplice mancato accordo economico sulle cifre del prolungamento, tuttavia, nasconde una realtà ben più complessa e ricca di tensioni interne. Secondo quanto rivelato da Tuttosport, l’addio dell’attaccante serbo non ha scatenato particolari drammi all’interno della Continassa; al contrario, una fetta consistente dello spogliatoio bianconero avrebbe accolto la notizia con una certa freddezza, se non addirittura con sollievo. Il rapporto tra il numero nove e gran parte del gruppo si era infatti logorato a causa di una serie di comportamenti non graditi, che hanno progressivamente isolato il giocatore.
Uno spogliatoio diviso
I malumori tra i compagni di squadra affondano le radici nell’atteggiamento giudicato troppo “plateale” e da “spaccone” che Vlahovic avrebbe mostrato in diverse occasioni. Se da un lato lo spogliatoio gli ha sempre riconosciuto doti da trascinatore tecnico nei momenti più complessi sul rettangolo di gioco, dall’altro non sono andati giù certi esercizi di leadership giudicati decisamente sopra le righe. A gettare ulteriore benzina sul fuoco ha contribuito la questione economica: il faraonico ingaggio da 12 milioni di euro percepito dal serbo pesava come un macigno sugli equilibri interni. La goccia che ha fatto traboccare il vaso, irritando non poco la stessa dirigenza juventina, è stata la provocatoria frase pronunciata dal bomber durante i negoziati: “Perché mi volete pagare come Jonathan David?”. Un’uscita infelice che ha testimoniato la distanza incolmabile tra le pretese del giocatore e la nuova politica di sostenibilità finanziaria del club.
Il nodo della fascia
L’ultimo capitolo di questa frizione interna ha riguardato la gestione dei gradi di capitano. Vlahovic, forte del suo status di giocatore più pagato della rosa, sperava all’inizio della scorsa stagione di essere investito di un ruolo di primo piano nelle gerarchie dello spogliatoio e di ricevere la fascia. La società, tuttavia, ha preferito fare scelte diametralmente opposte, mettendogli davanti Manuel Locatelli (fresco di rinnovo con adeguamento), seguito da Bremer e dal giovane talento Kenan Yildiz. Il serbo ha cercato fino all’ultimo di sfruttare il rinnovo di Locatelli come leva per avanzare ulteriori mire economiche e per pretendere uno stipendio superiore a tutti, Yildiz compreso. Questa ostinazione ha rotto definitivamente i delicati equilibri di squadra, convincendo la Juventus che la separazione immediata fosse l’unica strada percorribile per preservare l’armonia del gruppo in vista della prossima stagione.



