l gol di Dusan Vlahovic contro il Verona non è stato soltanto un episodio di partita, ma un segnale che alla Juventus aspettavano da mesi. Dopo un lungo digiuno realizzativo — circa sei mesi senza segnare in campionato — l’attaccante serbo è tornato a incidere proprio nel momento più delicato della stagione, quando ogni punto pesa come un macigno nella corsa alla Champions League.
La rete, arrivata su calcio piazzato, ha evitato una sconfitta che avrebbe avuto conseguenze pesantissime, ma non è bastata per trasformare la prestazione in una vittoria. La Juventus si è fermata sull’1-1 contro un Verona già retrocesso, sprecando un’occasione importante per consolidare la propria posizione tra le prime quattro . Ed è proprio questa contraddizione a raccontare il momento bianconero: il ritorno al gol del suo centravanti simbolo da una parte, le difficoltà strutturali della squadra dall’altra.
Per Luciano Spalletti, però, il segnale resta significativo. Vlahovic è un giocatore che, quando ritrova fiducia, può cambiare il volto dell’attacco. Il tecnico lo sa bene e nelle ultime settimane ha continuato a lavorare per reinserirlo al centro del progetto offensivo, anche dopo un periodo complicato fatto di infortuni, discontinuità e scelte tecniche non sempre favorevoli. Il gol al Verona può rappresentare un punto di svolta proprio sotto questo aspetto.
La partita ha mostrato chiaramente quanto la Juventus dipenda ancora da episodi individuali. Nonostante il dominio territoriale e le numerose occasioni create, la squadra ha faticato a concretizzare e ha pagato errori difensivi evitabili. In questo contesto, il contributo di Vlahovic assume un peso ancora maggiore: quando il gioco non basta, serve chi sappia risolvere le partite.



