Pensavamo di poterci fermare dopo l’analisi della settimana scorsa (sebbene le “analisi” dovrebbero essere spese per fenomeni seri, non certamente per le pagliacciate e le baracconate), e invece siamo costretti ad arricchire ulteriormente il nostro bagaglio esperienzale sulla questione “antijuventinismo”, leggasi la più grande idiozia mai vista in Italia, ben peggiore perfino delle tendenze politiche alle quali siamo tristemente abituati.
Un bagaglio esperienzale triste, sia chiaro, perché non c’è niente da imparare da un cumulo simile di idiozie. Specialmente se la politica italiana – già mediocre di per sé – decide di metterci becco e non solo di farlo in modo eccezionale, ma addirittura ordinario, se facciamo caso che il “fronte” dei politici di manifesta antijuventinità stia crescendo, come non ci fossero questioni ben più serie da affrontare, tipo governare un Paese, ma questi immagino siano dettagli.
Ciò che dettaglio non è riguarda il reclutamento di Enrico Borghi nel fronte dei rappresentanti politici che ha deciso di fare dell’odio alla Juventus una questione nazionale, aggiungendosi ai precedenti già poco onorevoli del presidente del Senato Ignazio La Russa e dell’ex premier Mario Draghi. Borghi la fa addirittura peggiore dei suoi colleghi: invoca una commissione d’inchiesta contro la Juve che “ruba da 50 anni”.
In realtà è difficile aggiungere altro, se non puro imbarazzo. Forse si può lanciare un ulteriore spunto: perché l’antijuventinismo tanto amato nella politica italiana non si costituisce in un vero e proprio partito, candidandosi direttamente alle prossime elezioni? Con un programma preciso di de-juventinizzazione della società. Insomma, è tempo di pensare alle cose serie.



