La Superlega di Agnelli e il dominio della Premier League
Nel 2021, il progetto della Superlega ha scosso il calcio europeo, con dodici club, tra cui Juventus di Andrea Agnelli e il Real Madrid di Florentino Perez, che hanno cercato di creare una competizione elitaria al di fuori dell’UEFA. Il piano è crollato rapidamente, soprattutto per il ritiro delle sei squadre inglesi – Arsenal, Chelsea, Liverpool, Manchester City, Manchester United e Tottenham – influenzate da pressioni politiche e dalla “moral suasion” del governo britannico e della corona. Boris Johnson, allora primo ministro, ha sfruttato l’indignazione popolare per proteggere la Premier League, il campionato più ricco al mondo, che genera entrate cruciali per l’erario britannico. Come riportato da Calcio e Finanza, l’ambasciatore britannico negli Emirati ha convinto il Manchester City a desistere, sottolineando rischi diplomatici. Questo ha segnato la fine del progetto, lasciando solo Real Madrid, Barcellona e Juventus a difenderlo, sebbene quest’ultima abbia tentato di ritirarsi nel 2023.
Il potere economico della Premier League
A quattro anni di distanza, la scelta dei club inglesi di abbandonare la Superlega si rivela strategica. La Premier League domina il calcio europeo con una potenza economica senza pari: nella recente sessione di mercato, ha speso 3,56 miliardi di euro, superando la somma di Serie A, Bundesliga, Liga e Ligue 1. I diritti televisivi, con 1,9 miliardi di euro nazionali e 2,5 miliardi internazionali, garantiscono risorse immense anche alle squadre minori, permettendo al Nottingham Forest di competere con club come il Napoli per talenti emergenti. Persino giganti come il Bayern Monaco faticano a tenere il passo, come dimostrato dalla perdita di Florian Wirtz a favore del Liverpool. Questo divario economico, evidenziato da Calcio e Finanza, rafforza l’oligarchia dei club inglesi, che attraggono campioni e appassionati globali, rendendo la Premier una “Superlega di fatto”. Forse col senno di poi Andrea Agnelli aveva ragione?
Ripensare il calcio europeo
Il fallimento del progetto della nuova Lega, i cui capifila erano Andra Agnelli e Florentino Perez, obbliga a delle riflessioni. Il fallimento della Superlega non risolve il problema del crescente squilibrio economico in Europa. La Premier League, con sei squadre in Champions League, continua a distanziare le altre leghe, mentre club italiani, come dimostrato dal saldo positivo di 220 milioni di euro nel mercato, adottano strategie di contenimento. La riflessione proposta da Calcio e Finanza su un possibile campionato europeo con promozioni e retrocessioni appare necessaria per ridurre il gap. Sebbene la Superlega, con la sua formula chiusa, non fosse la soluzione ideale, il calcio europeo deve innovarsi per evitare un’egemonia inglese irreversibile. Club come Juventus, storicamente protagonisti, rischiano di restare ai margini senza riforme strutturali che bilancino competizione e sostenibilità economica.


