Alla scoperta della Banter Era bianconera
Se recentemente abbiamo parlato di quanto in Inghilterra la Juventus si sia guadagnata la pessima nomea di “Manchester United italiano“, gli avvenimenti degli ultimi giorni con l’esonero di Igor Tudor hanno cominciato a fare parlare di Banter Era Juventina. Ma che cos’è la Banter Era per un club? Come ricorda Catenaccio e Contropiede in un vecchio articolo: “La Banter Era, traducibile in maniera alquanto grezza come ‘Era degli sfottò‘, corrisponde a un periodo di risultati e livello estremamente scadenti da parte di una squadra di club – ma si potrebbe estendere anche a una nazionale o a un campionato intero – in rapporto a una storia generalmente molto più gloriosa. Non a caso il termine – di origine britannica – banter, come spiega il “serissimo” Urban Dictionary, è «la magnifica arte di usare giochi di parole, opinioni, esagerazione, ironia, sarcasmo e altri temi comici per umiliare (giocosamente), prendere in giro e deridere”.
Caratteristiche della crisi juventina
Le Banter Era di una squadra possono cominciare per vari motivi e non sempre implicano una mancanza di fondi. Come mostrato dal Manchester United, spesso le squadre all’interno della Banter Era spendono grandi quantità di cifre nei mercati estivi promettendo rivoluzioni totali. Promesse di cambiamento e rinnovamento si susseguono ciclicamente, ogni anno diventa l’anno della rinascita mentre l’arrivo di nuovi nomi e campioni premette insperate rinascite. E ogni anno le speranze di rinascita vengoo puntualmente tradite. Alla base del caos ci sono società assenti, dirigenze in confusione e progetti tecnici senza né capo nè coda. In questa maniera vengono periodicamente bruciate energie e risorse che avrebbero potuto portare a costruire progetti importanti. La Juventus è al settimo cambio di allenatore nelle ultime sei stagioni. Allegri, Sarri, Pirlo, di nuovo Allegri, Motta, Tudor e con ogni probabilità Spalletti. Il terzo cambio nel corso dell’ultimo anno. Attualmente la Juventus dovrà pagare gli stipendi a Motta, Tudor e al nuvo allenatore che succederà a quest’ultimo. In panchina marciscono investimenti enormi come Openda ( 42 milioni) e l’oggetto misterioso Zhegrova, mentre sul campo investimenti importanti come Koopmeiners (60 milioni) e David (6 milioni) sbagliano gol a porta vuota e/o semplici passaggi.
Le speranze della tifoseria nutrono una Banter Era: tra Coppe Italia e i giovani talenti
La Banter Era di una squadra si nutre di speranze e aspettative. I tifosi diventano vittime dell’illusione, alimentata da stampa e media. Mentre gli allenatori vengono esonerati e i giocatori su cui si investe vengono bruciati, le gioie passeggere diventano la soluzione di ripiego. Un piazzamento in zona Champions o una coppa nazionale diventano traguardi memorabili per squadre abituate a dominare campionati e giocarsi le finali Europee. Traguardi basilari o di minor importanza diventano successi epocali per squadre che un tempo erano solite giocarsi obbiettivi molto più importanti. E in tutto questa situazione di sfacelo arrivano loro, i giovani. Nelle speranze dei tifiosi, intenti a chiedere gli esoneri dell’allenatore di turno e a contestare i giocatori in campo, si cercano soluzioni semplici a problemi complessi. Perchè se un analisi sulla gestione societaria e la mancanza di strategia è troppo complessa, giunge in soccorso l’utilizzo alle risposte ad effetto. Il giovane talento attaccato alla maglia diventa quindi la luce a cui appellarsi per uscire dal vortice.
Paragoni con altre squadre in Banter Era
La Banter Era dell’Inter
Inter e Milan sono tornate a competre ad alto livello da diversi anni in Serie A (tolto qualche passaggio a vuoto come quello dei rossoneri l’anno scorso). Eppure lo scorso decennio di queste due squadre è stato caratterizzato da una fase di profonda crisi. L’Inter post triplete ha vissuto anni difficili, con piazzamenti mediocri e prestazioni deludenti. I nerazzurri nel 2016 hanno visto investimenti come i 40 milioni per Geoffrey Kondogbia solcare i prati di San Siro con gli stessi risultati di un Teun Koopmeiners nell’ultimo anno e mezzo. Per non parlare dei Gabigol, Vidic, Kuzmanovic e Juan Jesus con i loro memorabili flop. Sulla Banter Era Interista esiste un divertente articolo pubblicato sempre da Catenaccio e Contropiede di cui si consiglia la visione.
La Banter Era del Milan
Analogalmente il Milan ha vissuti diverse stagioni da incubo, con la nascita dei meme come “la maledizione del 9 di Inzaghi”. E da lì una carrellata di nomi che faranno dormire notti insonni agli amici milanisti. Figure epocali come Niang, Destro, Honda, Costant e Traoré. Un epopea calcistica rimasta nella leggenda (in negativo) e scandita da momenti da psicodramma come il gol del portiere Brignoli allo scadere in quel Benevento – Milan terminato 2-2. Del resto, anche la Juventus può vantare la sua buona dose d’ignoranza vedendo le giocate di Lloyd Kelly e i gol mangiati a porta vuota da Jonathan David. Sulla Banter era del Milan sono stati scritti diversi articoli che snocciolano bene l’argomento, come quello pubblicato da Wired nel 2022.
La Banter Era della Serie A
Il termine Banter Era non viene accostato solo alle squadre di club, ma può riferirsi anche a squadre nazionali se non addirittura a interi campionati. Ad esempio, la Banter Era della Serie A è ben descritta in un articolo di che narra le follie del campionato italiano tra il 2010 e il 2015.
I risultati sportivi sono riflesso della società
Il disastro sportivo delle ultime stagioni bianconere trova un origine ben precisa ed è la mancanza di programmazione e organizzazione della società. La situazione di anarchia societaria in cui vive la Juventus e la mancanza di una direzione tecnica alla guida dei bianconeri ha dato origine allo sfacelo delle ultime stagioni.
Come scrive Calcio da Dietro in un post: “I risultati sportivi sono il riflesso della gestione societaria: non è la prima legge del Fight Club, ma una regola non scritta che è diventata una costante nel mondo del calcio. Poi si vince o si perde, ma per competere quello lassù è il fondamento.” l’analisi prosegue, riproponendo il paragone tra Juventus e Manchester United. “Si giri la frittata come si vuole, ma una frittata rimane. La Juventus appare a conti fatti lo United italiano, e non è per niente un eufemismo: è una nobile decaduta senza capo né coda, che risorge dalle sue ceneri ad ogni estate salvo poi tornare polvere l’anno successivo. Una banter era che non vede fine e che smentisce quel motto tanto caro al club. All’orizzonte appare sempre più probabile una rivalutazione del tanto criticato Allegri, capace comunque di garantire quel minimo di risultati che oggi mancano ai bianconeri.”
L’unico responsabile è John Elkann
L’editoriale di Calcio da Dietro si chiude con un inquietante paragone tra Juventus e la Scuderia Ferrari di Formula 1. squadre che in diversi sport sono caratterizzate dalla presenza di un fattore comune: John Elkann.
E ora? Le alternative sono quelle d’estate, altri milioni sono finiti in fumo e il giocattolo Juventus in mano agli Elkann pare sempre più rotto e lontano dall’essere aggiustato. Due allenatori a libro paga ed un terzo che dovrà essere pagato. C’è poi un altro giocattolo rotto in piena Emilia, si chiama Scuderia Ferrari (per i più distratti è in Formula 1), e ha lo stesso proprietario e presenta lo stesso enigma, in realtà facilmente risolvibile.
Cavallino e zebra, l’augurio è che la gestione passi di mano, prima che passi, invece, l’oblio della storia.



