Saranno giorni di lunghe riflessioni in casa Napoli. Dopo la sconfitta di Domenica contro il Bologna, Conte si è lasciato andare a un duro sfogo in conferenza stampa nel post partita. L’ex allenatore di Juventus, Inter, Chelsea e Tottenham aveva già denunciato più e più volte nel corso delle ultime settimane la situazione difficile dei partenopei. “Non c’è da accompagnare un morto. Mi prendo tutte le responsabilità. Alla prima situazione negativa ci siamo sciolti, parlerò anche con il club di questo aspetto”. In serata è arrivato il tweet di Aurelio De Laurentiis, che ha smentito in modo categorico le voci sulla possibile separazione con Antonio Conte. Ma questa mossa non basta a nascondere la polvere sotto il tappeto. Una rottura tra la squadra e l’allenatore esiste e per certi versi è stata confermata dallo stesso tecnico azzurro con le durissime dichiarazioni post-Bologna. Una frattura provocata non dall’ultima sconfitta in sè, ma depositata da settimane e fino a ieri nascosta. Il collega di Sky Sport, Massimo Ugolini, ha svelato i retroscena di queste frizioni.
Ugolini analizza lo sfogo di Conte
«Per comprendere, analizzare e dare un senso allo sfogo di Antonio Conte dopo la sconfitta di Bologna, occorre fare un passo indietro di circa due settimane, a Castel Volturno, quando alcuni giocatori del Napoli sono andati a parlare con l’allenatore. Giocatori di esperienza, a nome di tutto il gruppo, hanno cercato di trovare un’intesa che potesse in qualche modo rimodulare le attività quotidiane sulla base di una settimana condizionata dal doppio impegno. In buona sostanza hanno chiesto di coniugare il ‘metodo Conte’ con un programma stagionale diverso e un po’ più morbido dal punto di vista dell’organizzazione rispetto all’anno passato. Conte, dal canto suo, ha preso atto di questa necessità, dimostrandosi disponibile al dialogo (ovviamente, senza derogare ai suoi principi), senza cambiare gli orari di convocazione per gli allenamenti ma levando il ritiro prepartita.
“Sconfitta senza appelli”
Ugolini prosegue. “Ha raccolto in parte l’input del gruppo, allo stesso tempo pretendendo un impegno ancor maggiore durante le sedute a Castel Volturno e soprattutto immaginando una risposta immediata nella partita di Bologna. Così non è stato. Senza timore di smentita, insieme alla trasferta ad Eindhoven, la peggiore prestazione dell’anno. L’atteggiamento in campo, la sconfitta senza appelli, hanno quindi indotto Conte ad un radicale cambio di direzione nella comunicazione.”
La frizione nello spogliatoio
“Esiste una frizione tra allenatore e giocatori che in qualche modo Conte ha cavalcato. Dopo aver difeso la squadra fino a quando ha potuto, cioè fino alla disfatta di Bologna, ha vissuto come una sorta di tradimento. A maggior ragione dopo il confronto a Castel Volturno, un chiarimento che l’allenatore pensava potesse essere decisivo per invertire la rotta e sanare le criticità palesate dal gruppo. Restano però gli interrogativi, su come sia stato possibile, in pochi mesi, mettere in discussione quanto di straordinario avevano fatto allenatore e giocatori nella passata stagione.”
Bonan “La situazione rischia di degenerare.”
Alessandro Bonan ha commentato «La prima cosa è che Antonio Conte con queste dichiarazioni – che seguono quello che ci aveva raccontato Massimo Ugolini – si prende dei rischi. Perché se già prima la squadra in qualche modo voleva manifestare non dico un dissenso, ma certamente una questione di gestione all’allenatore, che è colui che ordina la gestione, vuol dire che non stiamo parlando di due entità che comunicano nel miglior modo in questo momento storico. Se a questo aggiungi il fatto che la squadra viene in qualche maniera accontentata, ma poi gioca una brutta partita, e Conte rimette la squadra in piazza con delle dichiarazioni, non è detto che poi la reazione della squadra sia positiva.”
Bonan ha concluso parlando di “segnali non positivi da parte dei partenopei”.
“Deve mettere anche in conto il fatto che qui c’è il rischio di arrivare ad uno strappo tra la squadra e l’allenatore. E allora lì è un problema, di solito fino a un certo punto perché credo molto nella centralità di una società, in questi casi la società deve intervenire. Colui che comanda davvero, cioè De Laurentiis, deve intervenire adesso: però attenzione perché non può andare ognuno per una strada diversa, bisogna andare tutti nella stessa direzione e farlo con una certa serietà. C’è anche da dire che il Napoli stava da tempo mostrando dei segnali non propriamente positivi».
La Juventus osserva la situazione di Conte
In tutto questo la Juventus osserva interessata le dinamiche di una delle rivali più accreditate per la lotta ai primi 4 posti del campionato. Conte in estate era stato affiancato alla Juventus come possibile successore della gestione Tudor-Motta. L’allenatore del Napoli ra stato vicino al possibile ritorno alla Juventus in estate. Il nome di Conte era stato affiancato assieme a quello di Giampiero Gasperini. Ma entrambi i tecnici hanno detto di no, costringendo Comoll a ripiegare sul ritorno del traghettatore Igor Tudor. Adesso Antonio, dop il no alla sua Juventus, si ritrova allo sbando più totale.



