Calcisticamente parlando, non è un periodo molto felice per Torino. Mentre la Juventus arranca nei suoi limiti, il Toro esonera Marco Baroni. Un periodo molto complicato sia per la spnda bianconera di Torino, con la Juventus che vive un periodo di crisi che potrebbe mettere a rischio la zona Champions, che per la sponda granta. Quest’ultima è in un momento complicatissimo, con la squadra a +3 dalla zona retrocessione e invischiata in una difficile lotta salvezza. 8 sconfitte nelle ultime 11 giornate raccontano un bilancio disastroso per il Toro, che aveva cominciato la stagione con ben altre ambizioni.
L’esonero di Marco Baroni
Marco Baroni ha pagato il conto salato di una stagione fallimentare. Dopo la pesante sconfitta per 3-0 a Marassi contro il Genoa, il Torino ha ufficializzato l’esonero del tecnico toscano, arrivato in estate con l’ambizione di riportare i granata verso zone più nobili della classifica. Invece, dopo 26 giornate, il Toro si ritrova con 27 punti, al 15° posto, agganciato dal Genoa e con la zona retrocessione a soli tre punti.
La classifica è terribile, non c’è dubbio. Ma il problema va ben oltre i numeri e l’ultimo ko. Le problematiche del Torino per certi versi sono piuttosto simili a quelle della Juventus: tanta ambizione e proclami, ma poca competenza e tanta confusione. Nel Toro c’è un non-progetto che si trascina da anni, una società priva di ambizioni chiare, una tifoseria esausta di promesse non mantenute e di un ciclo infinito di cambi in panchina senza una vera strategia. Lo scorso anno, con Paolo Vanoli, era arrivato un modesto 11° posto: zero slanci verso l’Europa, zero investimenti mirati. Via Vanoli (e prima Juric), ecco Baroni, presentato come l’uomo giusto per alzare l’asticella. Risultato? Una squadra sfiduciata, apparsa spesso rassegnata, che ha tirato i remi in barca troppo presto in un campionato ancora lungo. Una sola vittoria nelle ultime otto partite (l’1-0 casalingo col Lecce), appena 4 punti racimolati: numeri che hanno accelerato la fine dell’esperienza Baroni. Ora tocca a Roberto D’Aversa, fresco di firma fino al 30 giugno 2026, provare a invertire la rotta.
Le prospettive di D’Aversa
Il tecnico abruzzese, reduce da esperienze a Empoli e Lecce, potrebbe avere le carte in regola per centrare la salvezza: pragmatismo, organizzazione difensiva, capacità di tirare fuori il meglio da rose non stellari. Potrebbe farcela, sì. Ma anche se dovesse riuscirci, cosa cambierà davvero? La giostra granata continua: un allenatore esonerato, un altro che subentra, la proprietà che osserva da lontano senza mai intervenire in profondità. Baroni ha fatto da capro espiatorio, ma le responsabilità maggiori sono altrove. Cairo e la dirigenza dovrebbero iniziare a porsi domande serie: su investimenti, su visione a medio-lungo termine, su come uscire da questo loop di mediocrità che tiene il Torino inchiodato a metà classifica o peggio, lontano anni luce dalle ambizioni che un club storico meriterebbe.La salvezza resta l’obiettivo immediato, ma senza un cambio di rotta radicale, il rischio è di ritrovarsi esattamente al punto di partenza la prossima estate. E a quel punto, non basterà più cambiare l’allenatore di turno.



