Juventus, mercato sufficiente tra tante perplessità
La sessione estiva della Juventus si conclude con un giudizio complessivo molto buono sopra la sufficienza nonostante le tante difficoltà. Ad avvalorare il lavoro svolto da Carnevali e Massara vanno ricordate le difficili condizioni in cui hanno dovuto operare i due dirigenti. Arrivati a Luglio con il mercato già cominciato, Carnevali e Massara sono stati dentro a una corsa contro il tempo.
I due dirigenti bianconeri hanno dovuto fare i conti con una marea di esuberi ereditati dalle gestioni precedenti. La retroguardia rappresenta indubbiamente la nota più lieta, grazie agli arrivi di Lucumí, Celik e soprattutto di Vicario tra i pali, capaci di garantire sicurezza ed erigere una barriera solida; permangono tuttavia alcune lacune sulle corsie esterne. Anche il pacchetto avanzato ha subito un restyling profondo: archiviate le parentesi di David, Openda e Vlahovic, gli innesti di Kolo Muani, Alajbegovic, Woltemade e il reintegro di Nico González assicurano una varietà di soluzioni decisamente superiore al recente passato.
I dubbi maggiori continuano però a concentrarsi sulla linea mediana, che necessitava di un azzeramento totale e che invece si trova ora a dipendere quasi esclusivamente dalla scommessa su Douglas Luiz e dall’adattamento rapido di Pape Matar Sarr. A far discutere sono anche diverse scelte operative della dirigenza: l’esborso super superiore ai 18 milioni per Ekhator appare sproporzionato per un profilo di secondo piano, mentre la formula del prestito secco a 5 milioni per Woltemade rischia solo di rinviare la ricerca di un centravanti alla prossima annata.
La difficoltà delle cessioni
L’aspetto più critico rimane l’incapacità di generare entrate reali dalle uscite. L’assenza di vendite a titolo definitivo ha costretto la società a piazzare gli esuberi — con Di Gregorio e perfino il giovane Miretti in prima linea — solamente in prestito temporaneo, creando le premesse per un loro ritorno a Torino nel 2027. Se a questo scenario si sommano le lungaggini della trattativa sfumata per Kessié, il quadro finale restituisce l’immagine di un organico certamente puntellato, ma ancora distante dal livello delle dirette concorrenti.



