A sessione italiana ormai conclusa, la decisione della Juventus di escludere Edon Zhegrova dai quadri tecnici e dalla lista UEFA suona come un colpo a sorpresa solo in apparenza.
Il rimpianto Zhegrova: l’esclusione dalla lista UEFA e l’addio a mercato chiuso
Per l’esterno kosovaro si preannuncia una cessione imminente verso una finestra di mercato estera ancora aperta, ponendo la parola fine a un’avventura che lascia in eredità più interrogativi che certezze.
L’epilogo lascia un retrogusto amaro se si riavvolge il nastro alle amichevoli estive: un precampionato positivo, giocato con brillantezza e coronato dallo splendido gol realizzato contro il Chelsea. Tuttavia, il ritorno a pieno regime di Nico Gonzalez e la necessità di garantire equilibrio hanno progressivamente chiuso ogni varco. Nelle gerarchie di Luciano Spalletti, il classe ’99 ha avuto un ruolo principalmente come un’arma da estrarre a gara in corso per spaccare le difese avversarie, una qualità mostrata solo a intermittenza e mai accompagnata dalla tenuta atletica richiesta per reggere l’intensità dei novanta minuti.
Discontinutà e talento inespresso
Il ritratto del talento puro imbrigliato dalla discontinuità: le testimonianze della Continassa hanno spesso raccontato di un giocatore devastante nelle sedute d’allenamento, capace di numeri fuori dal comune, alternati però a giornate di totale opacità. La partenza di Zhegrova certifica come la qualità da sola non basti nei grandi club, lasciando l’amaro rimpianto di un potenziale enorme rimasto espresso soltanto a metà.



