L’antijuvenismo è una delle più colossali idiozie di massa che mai abbiano preso piede in questo Paese. Un grillismo calcistico a tutti gli effetti, dello stesso peso ridicolo di un antifascismo in assenza di fascismo, o dell’anti-berlusconismo: un’urlata generale che ha generato una massa indecifrabile di ritardati, pronti solo a urlare e a fare della Juventus il nemico numero uno pur di non guardare ai problemi di casa propria e cercare – sul serio – di risolverli.
Le recenti uscite di Mario Draghi e di Ignazio La Russa lo certificano, caso mai ce ne fosse bisogno: l’antijuventinismo è il vero potere. Caciarone, finto popolano, da guardaporta di bassa lega, una specie di “gatekeeping” del mondo del pallone che s’illude di combattere “i potenti” come fu in quello squallido teatro rappresentato da Calciopoli, con tutti annessi e connessi.
Se perfino la politica ci marcia così tanto, la sua natura di “processo assecondato” a suon di pacche sulla spalla diventa ancora più evidente e imbarazzante. Non solo: è un sentimento anche diventato banale. Bisogna essere davvero travolti da un indicibile complesso di inferiorità per andare a rintracciare i moventi delle incredibili piratate bianconere in campionato, neanche dopo quasi 40 scudetti. Per meglio dire, non si deve avere molto altro a che pensare – calcisticamente parlando, spero – per esercitare questi sfoghi da uomo della giungla.
Cari anti-juventini, ciò che per voi è oro, per noi è pratica comune. Non è questione di snobismo, ma di logica. E se pensate che essere ossessionati dalla vittoria del centocinquantesimo scudetto sia il pensiero che non ci fa dormire la notte, beh, il vostro cervello, oltre a non avere alcun contatto con la realtà, è pure abbastanza fritto. Auguri e buone nuove cacce, tipiche di chi non trova soddisfazione davvero in nient’altro.



