La differenza è stata lampante. Ecco cosa significa avere la Curva dalla propria parte. A differenza del triste spettacolo offerto dagli occasionali, il match contro il Torino ha fatto brillare gli occhi ad ogni tifoso bianconero. Tutto merito del gol di Gatti, della rete di Milik, della sicurezza difensiva di Bremer? No. E’ stato merito anche e soprattutto del tifo della Curva sugli spalti.
Un sostegno caloroso, vibrante, a tratti commovente. Manifesto della differenza tra un Allianz Stadium senza e con la Sud a cantare? Due momenti ben precisi. Il primo è l’uscita della squadra dal campo dopo il primo tempo di Juventus-Lecce. 0-0 contro i salentini, una compagine che si sta rivelando come la vera sorpresa del torneo. Un pareggio a reti bianche che alla fine si sarebbe tramutato in vittoria. Sarebbe bastato aspettare…ed invece, allo scoccare del 45′, i “tifosi” bianconeri hanno inondato di fischi i ragazzi di Allegri. Incomprensibile e senza motivo.
Il secondo momento fa, per fortuna, da controaltare. Fine primo tempo di Juve-Toro, la squadra rientra negli spogliatoi…e riceve l’applauso convinto del popolo bianconero, spinto e indirizzato dalla Curva. Così come sono stati spinti, indirizzati e coordinati gli applausi a Moise Kean: l’ex PSG ha giocato un derby di altissimo livello, con voglia, forza, tenacia, sacrificio, sudore. Gli è mancato, secondo noi, solo il gol.
Giustissimi gli applausi e la standing ovation dello Stadium nei confronti del ragazzo. Uno che, nel teatro triste e desolante degli occasionali, si è beccato invece spesso solo insulti e indifferenza.
La musica sta però finalmente cambiando…



