“La Serie A sta riprendendo il posto che merita, vicino alla Premier”. Queste parole non sono tratte da un romanzo di fantascienza visionaria, né provengono dagli anni ’80, quando il campionato italiano contava un gran numero di campioni fra le sue squadre, ma a pronunciarle è nientemeno che Luigi De Siervo, Amministratore delegato della Serie A. Quindi non certo l’ultimo dei tifosi da bar, ma una delle figure più importanti del nostro calcio. Queste dichiarazioni risalgono allo scorso Luglio, quando il dottor De Siervo aggiunse lodi e pregi al nostro campionato, orgoglioso che a vincerlo negli ultimi anni non era mai stata la stessa squadra, ma sempre compagini diverse. Insomma sembra quindi che l’Italia, oltre alla cucina, alle bellezze paesaggistiche e all’arte, venga invidiata anche per avere il campionato più bello e avvincente, praticamente al pari della favolosa Premier League.
Eppure in questo emozionante racconto da libro Cuore c’è qualcosa che non torna, che anzi cozza con un che di molto più freddo, razionale e ahimè esatto delle sentite ed emozionanti parole di De Siervo: i numeri. Numeri impietosi che invece attestano un deciso calo di ascolti relativo alle partite della Serie A. Infatti se già nello scorso campionato si registrò un sensibile calo degli ascolti, quest’anno i dati riguardanti le prime giornate non sono affatto incoraggianti, ma anzi alquanto deludenti. Su un articolo pubblicato da Panorama e firmato da Giovanni Capuano, viene descritto uno scenario parecchio preoccupante sugli ascolti delle prime 8 giornate di Serie A.
Sarebbero infatti spariti 3,3 milioni di telespettatori, pari a un calo del 10%, dato questo allarmante soprattutto in un periodo di profonde vacche magre per il pallone in Italia, visto che la differenza tra domanda e offerta relativa agli acquisti dei diritti TV di Serie A è drammaticamente ampia. Tutto questo mentre le trattative per vendere tali diritti nel 2024 sono ormai un braccio di ferro tra Sky e DAZN da un lato e i vertici del Calcio dall’altra. Ma da cosa potrebbe dipendere questa disaffezione cronica verso il nostro calcio da parte dei tifosi? Quando da tutte le parti si è celebrata come una “vittoria di tutti” l’atteso scudetto del Napoli, arrivato proprio l’anno scorso, che avrebbe ridato nuova ninfa a un calcio ormai non più nelle mani delle solite grandi squadre del nord? I bempensanti tentano di spiegare tutto ciò proprio con il tricolore partenopeo, vinto con alcune giornate d’anticipo e che quindi avrebbe in qualche modo allontanato spettatori, già certi del risultato finale. Ipotesi degnissima, ci mancherebbe, ma peccato sia poco realistica. Infatti altri verdetti il campionato non li aveva ancora partoriti, come le qualificazioni alle coppe europee e le retrocessioni in Serie B. Inoltre, proprio quando i dati al ribasso sarebbero cominciati, ossia tra la fine di Dicembre 2022 e l’inizio di Gennaio 2023, il Napoli perdeva 1-0 a Milano contro l’Inter (4/1/2023), dando l’idea che il campionato fosse riaperto e i giochi ancora tutti da decidere.
Quindi, con ogni probabilità, le causa di questo calo d’interesse verso il campionato dovrebbero essere cercate altrove. Probabilmente in un insieme di fattori, molto complesso certo, che ha portato ai bassi dati attuali. E non sarebbe da escludere anche un legame con la nutrita protesta dei tifosi juventini, che giurarono disdette e boicottaggio in seguito alla discutibile sentenza che portò la penalizzazione in classifica della Juventus, per la questione plusvalenze. Un giudizio che ai più, juventini e non, apparve subito carente e di stampo politico, forse in relazione alla spinosa questione della Super Lega. Fatto sta che proprio in concomitanza con la decisa protesta dei tifosi juventini (ricordiamolo che la Juventus è la squadra che vanta più tifosi e più interesse in questo paese) sono cominciati a registrarsi i cali di ascolto in campionato. Già dal 2006, con la sempre più balbettante sentenza di Calciopoli che mandò la Juventus in Serie B, mentre altre squadre godettero della prescrizione per gli stessi reati riconosciuti anni dopo, diede un colpo fortissimo al calcio italiano, al punto che ancora oggi se ne pagano le conseguenze. Forse, alla luce di tutto ciò e nell’interesse del futuro del nostro campionato, i vertici del calcio, a cominciare proprio dal dottor Luigi De Siervo, dovrebbero fermarsi e capire cosa davvero occorre al pallone in questo paese, per tornare a rotolare in modo pulito, chiaro e libero da interessi politici.



