L’astio di Zeman nei confronti della Juventus sembra non avere mai fine. Anche su un caso delicato (e non ancora totalmente chiaro in tutte le sue sfaccettature) come quello relativo alla squalifica di Nicolò Fagioli, l’attuale tecnico non ha esitato a dire la sua, esprimendo un parere quantomeno superficiale.
“Caso scommesse? E’ scritto che sono previsti almeno tre anni di stop. Le regole sono regole. E sono chiare. Ma in Italia evidentemente non si rispettano…”. Ecco, in sintesi, il pensiero del boemo a proposito della recente squalifica del centrocampista bianconero.
Ma perché Zeman ce l’ha tanto con la Juventus? Alle origini di questa vera e propria ossessione nei confronti dei colori bianconeri, sembra esserci una volontà precisa: quella di oscurare la propria carriera scarsissima di successi (per usare un eufemismo) ergendosi a paladino del sentimento anti-juventino. Attaccare la Juve – come ben sappiamo – è una strategia che presso un certo pubblico attira sempre consensi, ragion per cui il boemo raramente si è tirato indietro dal lanciare frecciate e accuse varie alla Vecchia Signora.
Un altro elemento di attrito potrebbe derivare dal DNA bianconero, che storicamente rappresenta l’antitesi di ciò che ha voluto proporre Zeman durante la sua lunga carriera da allenatore. La Juventus ha infatti sempre avuto una certa predilezione per allenatori che praticano un calcio ordinato, molto attento alla fase difensiva ma non per questo necessariamente “noioso”. Allegri, nonostante le ultime due deludenti stagioni, ne è – in ordine di tempo – l’esempio perfetto.
Zeman, al contrario, ha sempre basato tutto su un calcio “spettacolare” ma troppo spesso carente da un punto di vista difensivo. Concretamente, del resto, i risultati si commentano da soli. Parliamo di uno degli allenatori più “silurati” degli ultimi 20 anni di calcio italiano, con un numero impressionante di esoneri collezionati.
Pur ammettendo che il 4-3-3 zemaniano abbia regalato qualche spunto interessante rispetto al modo di intendere il gioco del calcio, non si possono nascondere i fallimenti di una carriera vissuta sempre all’ombra della Juventus; una Signora nel frattempo rinata dalle ceneri di Calciopoli e protagonista di uno dei cicli più vincenti del calcio italiano. Si sa, quando la volpe non arriva all’uva…



