Il caso legato a Daniele Rugani sta assumendo i contorni di un vero e proprio paradosso burocratico e sportivo per la Juventus. Il riscatto di Rugani si allontana, oltre alla clausola legata alla salvezza è spuntata una nuova condizione legata alle presenze. E le scarse prestazioni del difensore bianconero a Firenze, culminate in diversse panchine.
Rugani potrebbe tornare
Quella che doveva essere una separazione definitiva rischia infatti di trasformarsi in un effetto boomerang pronto a colpire la Continassa nella prossima sessione estiva di calciomercato. Ripercorrendo le tappe di questa vicenda, si nota una serie di decisioni contraddittorie: dopo il rinnovo fino al 2026 firmato nel maggio 2024, l’arrivo di Thiago Motta ha spinto il difensore fuori dai piani tecnici, portandolo al prestito all’Ajax nel settembre dello stesso anno.
Tuttavia, nel luglio 2025 il club olandese non ha esercitato il riscatto, rispedendo il giocatore a Torino. In un ulteriore colpo di scena nell’ottobre 2025, il dirigente Comolli ha rinnovato il contratto di Rugani addirittura fino al 2028, nonostante il calciatore non fosse centrale nel progetto. A gennaio 2026 è seguito il passaggio alla Fiorentina in prestito con obbligo di riscatto a 2 milioni di euro, ma la realtà dei fatti ha rivelato clausole molto insidiose per la società bianconera.
La nuova clausola
L’obbligo non è infatti legato solo alla salvezza dei viola, ma anche alla presenza del giocatore per almeno 45 minuti nella metà delle gare residue, ovvero almeno 5 partite. Considerando che finora in Toscana Rugani ha collezionato una sola presenza, il rischio che le condizioni non vengano soddisfatte è altissimo. Oltretutto, nell’unica presenza da titolare con la maglia della Fiorentina a Udine, Rugani ha fornito una pretazione scadente. Se il riscatto non dovesse scattare, la Juventus si ritroverebbe in estate con un esubero difficile da collocare e un contratto lungo ancora da onorare, trasformando quella che sembrava una cessione in un problema di difficile risoluzione.



