Leonardo Bonucci non ha pace. La giovane promessa della difesa ieri non è stato schierato nella partita di Champions League dell’Union Berlino, sua nuova squadra, e il Napoli, terminata con la vittoria dei partenopei in trasferta.
Non c’è verso per allenatori, dirigenti, tecnici e tifosi di dare un po’ di spazio a un calciatore di prospettiva, insomma. Nessuno capisce il piccolo Leo, che lo sa, e alza giustamente la voce. Secondo le indiscrezioni di Gianluca Di Marzio, Bonnie non l’ha presa bene, la scelta tecnica. Voleva giocare. Non solo: avrebbe chiesto addirittura un confronto con il tecnico e con la società. Insomma, in soldoni, la stessa storia (triste) vista in occasione dell’addio alla Juventus. Spezziamo il raccontino sarcastico, via, e andiamo dritti al punto esclamando: anche basta, caro Leo. Con tutti i ringraziamenti dovuti per la bellissima carriera e le vittorie. Ma basta.
A Bonucci consigliamo caldamente di rilassarsi, perché non capire di aver fatto il proprio tempo è una delle caratteristiche più odiose dei calciatori, e no, non parliamo soltanto dell’ex difensore bianconero. Esiste una tendenza tra le vecchie leve a non voler mollare un centimetro neanche superati i 35 anni, quando l’inverno starebbe arrivando per tutti, o quasi. Una propensione fastidiosa perché culturalmente produttiva di mentalità conservative, generatrice di danni anche “sociali” nel mondo del pallone. Specialmente quello italiano, dove per far esordire un giovane non bastano nemmeno le preghiere, magari recitando rosari inginocchiati.
Da questo punto di vista, bene che Bonnie sia in Germania. Un anziano in meno che non accetta di non poter più essere la risorsa su cui puntare per il futuro è un ostacolo in meno per un Paese di vecchi in cui i giovani non trovano spazio da nessuna parte, non solo nel calcio.



